La Nuova Sardegna

Nuoro

Dina Dore, a Gavoi riesplodono i veleni

di Valeria Gianoglio
Dina Dore, a Gavoi riesplodono i veleni

Lo svolgersi del processo in corte d'assise a Nuoro fa salire la tensione in paese. E la vicina si presenta alle forze dell’ordine: non ho visto l’uomo con le mani insanguinate

30 maggio 2014
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NUORO. Il presunto mandante sotto processo, il presunto esecutore condannato in primo grado, eppure Gavoi è una pentola a pressione pronta a esplodere. C’è chi – è notizia delle ultime ore – come Maria Rita Mulas, gavoese e vicina di casa Rocca, si presenta dalla polizia e dice che no, non è vero, come è emerso nell’ultima udienza in corte d’assise, che lei, il giorno dell’omicidio di Dina Dore, ha visto il suo compaesano Fabrizio Sedda, passare sotto casa sua con le mani sporche di sangue ripetendo “Cos’ho fatto? Cos’ho fatto?».

E chi, come Giovanna Cualbu, la mamma di Pierpaolo Contu, il giovane condannato a Sassari per il delitto, attraverso i suoi avvocati fa invece capire che nella sedia dei testimoni in Corte d’assise nel procedimento connesso a quello del figlio, se anche ci si dovesse sedere, si avvarrà della facoltà di non rispondere. E per questo provoca la decisa reazione dei difensori di Francesco Rocca, Mario Lai e Angelo Manconi. Perché, come ricorda l’avvocato Lai, «se non si è avvalsa della facoltà di non rispondere al processo che riguardava il figlio, non può certo decidere di avvalersene nel procedimento connesso».

La Corte d’assise, su questo punto, deciderà nella prossima udienza fissata per giovedì 5 giugno, ma intanto, sia in udienza a Nuoro, sia soprattutto tra le strade del paese la tensione è altissima, spacca intere famiglie e spezza legami considerati indissolubili o quasi come quelli tra amici, compari di anello, cugini. A sei anni dall’omicidio di Dina Dore, a quindici mesi dagli arresti di Francesco Rocca e Pierpaolo Contu, e a sette dall’avvio del processo in corte d’assise, Gavoi è insomma un paese tutt’altro che pacificato. E l’udienza di ieri in corte d’assise ne è solo uno spaccato fedele: c’è chi non vuole deporre come teste, c’è chi chiede invece di parlare, e anche chi – ma si scopre solo ai margini dell’udienza – nei giorni scorsi è stato apostrofato nelle strade di Gavoi per convincerlo, anche se non in modo indiretto, a non parlare. Una vera polveriera, insomma. «Dopo la scorsa udienza – esordisce il pm Danilo Tronci – la signora Mulas Maria Rita si è presentata alle forze dell’ordine per dire che lei non ha mai visto Fabrizio Sedda con le mani sporche di sangue e vuole presentarsi in udienza per ribadirlo».

Nella scorsa udienza, un compaesano della donna, Alan Corona aveva affermato, infatti, che il fratello di Maria Rita Mulas, Andrea Mulas, tempo prima gli aveva raccontato che la sorella aveva visto proprio quella scena. Ma lo stesso Mulas, sempre in udienza, aveva poi negato di averlo detto. Ma a parte veleni e rancori ancora tutt’altro che sopìti, l’udienza di ieri in corte d’assise è l’occasione buona per ripercorrere, attraverso le parole degli investigatori, soprattutto quelli dei primi tempi, la storia di un’indagine che più complicata non si può. La racconta l’allora sostituto commissario Giovanni Pontis, che guidava la prima sezione della squadra mobile della questura di Nuoro, e poco dopo anche l’ispettore Efisio Mulargia.

«L’indagine all’inizio era molto difficoltosa – ricorda Pontis – avevamo sentito i vicini e raccolto le informazioni che ci portava anche Francesco Rocca. A un certo punto, Rocca ci disse che un suo amico, Luigi Lavra, qualche giorno prima del delitto aveva visto due fuoristrada transitare a fermarsi davanti a casa Rocca. Uno era guidato da Stefano Sedda, nell’altro, un Pajero, c’erano due persone. Provammo a cercare quel Pajero ma non riuscimmo a trovarlo». «Rocca ha portato notizie “serie” in questi anni alla polizia» chiede lo stesso pm all’ispettore Mulargia. «Ci aveva dato diverse segnalazioni – risponde lui – e riferito, ad esempio, che Emiliano Cottu Guevara poteva aver sentito qualcosa, e poi aveva parlato a Orgosolo con Francesco Muscau, quello del ’55». «Vi aveva mai detto che aveva una relazione con la sua assistente?». «No» risponde Mulargia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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