La Nuova Sardegna

Nuoro

Mai più viaggi della speranza per farsi operare il braccio paralizzato

di Kety Sanna
Mai più viaggi della speranza per farsi operare il braccio paralizzato

Nuoro, per i pazienti affetti da sindrome dello “stretto superiore” s'inaugura la possibilità di intervento anche nel reparto di Neurochirurgia

2 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Si chiama sindrome dello stretto superiore o egresso toracico e d'ora in avanti, per i pazienti sardi, non sarà più necessario partire verso uno dei pochi centri del Continente (tra i più specializzati c’è Rovigo), per potersi sottoporre a intervento chirurgico. Da qualche settimana, infatti anche un’équipe del reparto di Neurochirurgia del San Francesco (diretto dal primario Giuseppe Orunesu) effettua questo tipo di operazione in microchirurgia. Con l’ausilio della dottoressa Debora Garozzo, specialista del centro veneto e luminare di fama internazionale, i medici del reparto nuorese, infatti, si stanno preparando a muoversi da soli. Il nosocomio barbaricino dunque, mira a diventare un punto di riferimento per la sanità isolana.

«La sindrome dello stretto superiore è una patologia rara – spiega Carlo Piu, giovane neurochirugo del San Francesco – che colpisce soprattutto le donne. In parole povere, viene interessato il complesso neurovascolare del collo che causa nelle pazienti dolore cervicale importante, formicolio alle mani e alle braccia. I sintomi sono simili ad altri disturbi, soprattutto di tipo reumatologico, perciò questa malattia non viene riconosciuta facilmente. In Sardegna e soprattutto nel nuorese si parla di numeri importanti. In due anni – aggiunge – 20 pazienti di questa provincia sono state inviate nell'ospedale veneto per poter essere sottoposte a intervento e risolvere così i loro problemi. La settimana scorsa, invece, cinque di loro sono state operate nel nostro reparto grazie alla presenza della dottoressa Garozzo. Le cause della malattia possono essere legate a fattori traumatici o semplicemente a malformazioni congenite – continua il medico – e, a lungo andare, possono causare la paresi dell’arto superiore con forti e incessanti cefalee. Il paziente – aggiunge Piu – dovrà affrontare un intervento delicato, di circa un’ora, che richiede un’incisione sotto la clavicola e l’interruzione del muscolo scaleno che, ingrossandosi, va a comprimere il complesso neurovascolare del collo dove passano l'arteria e la vena succlavia: l’una che risale nel torace mentre l’altra vi entra passando tra la prima costa e la clavicola. Dopo l’intervento bastano un paio di giorni di degenza in ospedale e poi le pazienti vengono rimandate a casa».

Un importante traguardo per la sanità nuorese e soprattutto per i pazienti, altrimenti costretti a lunghi viaggi oltre mare.

«Siamo orgogliosi di poter offrire un servizio all’avanguardia ai nostri pazienti – sottolinea il direttore generale della Asl nuorese Antonio Maria Soru – e crediamo che anche su questo campo debba valere, come per tutte le altre prestazioni sanitarie, la parola d’ordine dell’appropriatezza».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative