La Nuova Sardegna

Nuoro

Lungo corteo per dire stop al femminicidio

di Stefania Vatieri

La manifestazione è stata organizzata nei giorni scorsi dalla sezione cittadina della Fidapa

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NUORO. Un lungo e silenzioso corteo organizzato dalla sezione Fidapa di Nuoro, ha percorso le strade cittadine per dire «Basta femminicidio». In famiglia, a scuola, in strada, nei posti di lavoro, ogni giorno nel mondo le donne sono vittime di violenza. Nessuno ne parla. Ma è un problema che riguarda tutti, un problema di diritti umani e civili.

Che cosa c’entra l’amore, si chiedeva Tina Turner nella sua celebre canzone, il cui ex marito una volta disse «sì, la picchiavo ma non più di quanto un uomo picchi normalmente la moglie». In Italia fino agli anni Sessanta era in vigore lo “ius corrigendi” , cioè il diritto che il marito aveva di picchiare la moglie per correggere i comportamenti che per la morale comune erano ritenuti sbagliati. Il “diritto di correzione” è stato abolito dalla normativa italiana, ma questo non è servito a far cessare la violenza contro le donne. Una violenza silenziosa e incessante che culmina spesso nel dramma: femminicidio.

La manifestazione è partita dal piazzale della stazione ferroviaria per proseguire lungo via Lamarmora e il corso Garibaldi. Tanta la partecipazione, donne, uomini, bambini tutti uniti nello stesso grido di dolore. «Si tratta di una presa di coscienza nei confronti di un fenomeno odioso e abominevole rivolto all’umanità» ha detto la presidente Fidapa di Nuoro Maria Candida Mustaro con in mano il nastro rosso, simbolo della lotta al femminicidio. Il corteo si è concluso in piazza San Giovanni dove si sono susseguite letture e pensieri sul tema. «Non è altro che la punta dell’iceberg – dice Luisella Porcu, presidente del centro anti violenza Onda Rosa, presente alla manifestazione –. È di prioritaria importanza un intervento culturale a 360 gradi che coinvolga le istituzioni, la famiglia e la scuola».

«Come assessorato alla Pubblica istruzione sentiamo la necessità di intervenire all’interno delle istituzioni scolastiche con dei progetti di sensibilizzazione» spiega Paola Demuro, assessore comunale all’Istruzione, appunto. Il femminicidio, come cita il vocabolario Devoto-Oli è «qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologia di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico fino alla morte».

E tante ne sono morte e ancora di più quelle che lo vorrebbero, perché non hanno il coraggio di denunciare, di liberarsene. Presente anche l’assessore Leonardo Moro che ha commentato: «Spesso quando giunge la notizia che una donna è stata uccisa dal proprio uomo si sente la frase chissai it’at fattu ecco, io questa frase non la voglio più sentire». E dopo il minuto di silenzio per commemorare le vittime di femminicidio, un applauso liberatorio ha concluso l’evento.

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