Manasuddas, Deiana sorvegliato speciale
L’imbianchino condannato all’ergastolo per i delitti di Pietrina Mastrone e Tiziano Cocco non potrà spostarsi da Oliena
NUORO. Sorveglianza speciale e obbligo di dimora nel suo paese: Oliena. Questa la decisione del Tribunale che ha deciso di applicare la misura di prevenzione proposta dal questore Pierluigi D’Angelo nei confronti di Mario Deiana, 38 anni, l’imbianchino di Oliena condannato all’ergastolo il 20 giugno dalla Corte d’assise d’appello di Cagliari per i delitti del pozzo di Manasuddas. Mario Deiana aveva potuto ascoltare la sentenza in stato di libertà visto che nei suoi confronti erano scaduti i termini di custodia cautelare dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza di condanna della Corte d’assise d’appello di Sassari per carenza di motivazioni e rimandato ad altra Corte la celebrazione di un nuovo processo.
Mario Deiana è ancora un uomo libero, ma il questore ha deciso di richiedere l’applicazione delle due misure di prevenzione, sorveglianza speciale e obbligo di dimora a Oliena, per poter monitorare tutti i movimenti dell’imbianchino ed evitare che, in caso di emissione di un provvedimento restrittivo della Corte d’assise d’appello, possa darsi alla latitanza ed evitare così il ritorno in carcere per scontare la pena.
Carcere a vita. La stessa condanna inflitta all’altro imputato, Sebastiano "Bastianino" Pompita, 34 anni, che aveva ascoltato la sentenza dietro le sbarre della gabbia all'interno dell'aula del tribunale di Cagliari, con lo sguardo fisso verso la Corte, continuato a masticare chewingum. Imperturbabile. Come se non fosse lui il condannato al quale stavano dicendo che avrebbe dovuto trascorrere il resto dei suoi giorni in carcere.
I due sono stati condannati all’ergastolo per i delitti di di Tiziano Cocco e Pietrina Mastrone, lasciati morire annegati nell'acqua gelida e putrida del pozzo di Manasuddas, all’interno della vecchia casermetta alla periferia di Oliena, nell'autunno del 2007.
Tiziano Cocco, un giovane camionista di Samassi, era stato assassinato soltanto per portargli via cinque euro e alcune cassette di verdura e frutta che aveva nel camion. Per resistere in fondo al pozzo, si era aggrappato con disperazione al corpo senza vita di Pietrina Mastrone, uccisa dodici giorni prima di lui e buttata nello stessa cisterna. Sulle pareti del pozzo i segni delle unghie e il sangue del giovane camionista. Pietrina Mastrone, come Tiziano Cocco, era stata gettata viva, scaraventata dentro da un gruppo di barbari, insieme a uno zainetto pieno dei suoi piccoli tesori, compreso un diario con i suoi sogni. (plp)
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