Chiude il carcere, il sindaco Succu chiede aiuto a Pigliaru
Conto alla rovescia per il penitenziario di Macomer I reclusi saranno trasferiti negli istituti di Nuoro e Massama
MACOMER. I timori sul futuro del carcere di Macomer emersi nel 2013 sono diventati certezza il 28 maggio, quando il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha firmato il decreto che ne sancisce la chiusura. Un anno e mezzo di iniziative e pressioni per evitare la chiusura della struttura penitenziaria non hanno prodotto risultati. La data non è stata indicata, ma è ormai certo che i detenuti reclusi a Macomer finiranno a Massama e a Nuoro. Anche il personale verrà “spalmato” nelle diverse carceri della Sardegna con disagi immaginabili.
Che il carcere avrebbe chiuso lo si sapeva da oltre un anno. Il 29 gennaio 2013, l’allora ministro della Giustizia, Paola Severino, decise una serie di tagli e accorpamenti con l’obiettivo di ridurre i costi e di ottimizzare l’impiego del personale. Il decreto, datato 28 maggio 2014, è rimasto nascosto per più di un mese. Tuttora sulla vicenda della soppressione del carcere le bocche sono cucite. Il comune di Macomer ne è venuto a conoscenza ieri e il sindaco, Antonio Succu, non ha esitato a rompere il silenzio. «Penso sia necessario un intervento politico ad alti livelli, magari direttamente presso il gabinetto del Ministro, perché si annulli il provvedimento come già accaduto per alcuni carceri della Sicilia – dice il sindaco –, noi lo chiederemo al Presidente della Regione. Avevamo già scritto al ministro della Giustizia avanzando proposte alternative, come il mantenimento e il potenziamento del centro cinofili della Polizia penitenziaria, nato e cresciuto a Macomer e apprezzato per i servizi resi in servizi delicati portati avanti da altri organi di polizia. Avevamo indicato un ruolo della struttura nei servizi che sostituiranno gli ospedali psichiatrici giudiziari, ma non abbiamo ricevuto risposta. In questo territorio, che è un’area di crisi in pieno spopolamento, la chiusura del carcere impoverisce ulteriormente la presenza dello Stato, che si fatto si sta ritirando. Chiediamo a Pigliaru di intervenire con decisione per far sì che questa decisione venga rivista. Se a Macomer lo Stato c’è ancora, che dia un segnale della sua presenza». Oggi, alle ore 8,30 il sindaco incontrerà una delegazione dei lavoratori del carcere per decidere assieme quali iniziative intraprendere. L’Istituto, che sostituì il vecchio carcere di via Murenu, è stato inaugurato nel 1994 e utilizzato inizialmente come casa mandamentale. Per la struttura e la tipologia di costruzione, l’amministrazione penitenziaria poco più di dieci anni fa decise di riqualificarlo per trasformarlo in carcere di massima sicurezza per detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Il progetto fu poi abbandonato per ragioni politiche, ma rientrò il sordina per altre vie. La media dei detenuti reclusi è di 97 unità su una capienza regolamentare di 46 e di una capienza tollerabile di 92. Attualmente a Macomer sono reclusi circa 60 detenuti classificati di media sicurezza in una sezione, mentre l’altra è riservata ai detenuti classificati AS2 (terrorismo internazionale di matrice islamica). I sindacati della Polizia penitenziaria hanno spiegato in più occasioni che con pochi investimenti si potrebbe aumentare la capienza fino a 160 posti, ricavando anche altri spazi per «l’area trattamentale». I costi di gestione sarebbero relativamente bassi e con pochi accorgimenti sarebbe possibile ridurli ulteriormente. Da qualche anno è stato istituito a Macomer il Nucleo cinofilo antidroga regionale, che opera ottimamente in tutte le carceri sarde e sul fronte della droga collabora con altre forze di polizia. Se chiude il carcere si abbandonerà tutto e andrà sprecato anche l’investimento di 200 mila euro fatto per realizzare i servizi necessari.
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