La Nuova Sardegna

Nuoro

«Ma in Comune non ci sono fannulloni»

di Tiziana Simula
«Ma in Comune non ci sono fannulloni»

Affollata assemblea di dipendenti dopo l’inchiesta della Procura sull’assenteismo sfociata in cinque sospensioni dal lavoro

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Travolti dall’inchiesta giudiziaria della Procura che ha messo in subbuglio gli uffici comunali, per i dipendenti del Palazzo di via Dante, ieri, è stato il giorno del riscatto. Il momento per svuotare il sacco sulle troppe difficoltà che rendono insostenibili le condizioni di lavoro, difendere la propria professionalità, e riacquistare credibilità agli occhi del cittadino.

«Dobbiamo ripristinare la verità, recuperare al danno di immagine subìto: in Comune non ci sono fannulloni. Siamo noi lavoratori che sopperiamo a ciò che non fanno la politica e i dirigenti. Noi, che portiamo avanti la baracca». Questo, in sostanza, il concetto ribadito a più riprese dal personale nel corso di un’assemblea generale ad alta tensione, ospitata nella sala riunioni dell’ex Inpdap. Un incontro organizzato dalle segreterie territoriali Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica, Cisal, Cobas ed Rsu, che hanno raccolto il malessere, la rabbia e la preoccupazione dei dipendenti comunali, all’indomani dell’inchiesta penale sull’assenteismo che ha visto indagati dodici impiegati, cinque dei quali sospesi dal lavoro per due mesi dal gip del tribunale di Nuoro.

«Dobbiamo chiarire le cose, ripristinare la verità. Perché sono i dipendenti comunali che tengono in piedi la baracca», ha attaccato Luciano Boi della Cisl Fp, aprendo l’assemblea, coordinata da Felicina Corda, segretaria provinciale Uil. E via, con gli interventi dei lavoratori. Che hanno puntato il dito contro l’amministrazione comunale «che non garantisce il benessere organizzativo», i dirigenti «che giocano allo scaricabarile con gli impiegati», e anche con gli stessi sindacati «che avrebbero dovuto tutelarci di più».

«L’amministrazione deve intervenire per sanare una situazione organizzativa insostenibile. Chiediamo di recuperare un minimo di benessere», ha detto Eugenia Laria. «Molti servizi vengono affidati a colleghi precari e il lavoro ricade puntualmente su di noi, a cui viene chiesto di fare di più. Sempre di più – ha aggiunto Nina Catte – Ma a qualcuno di voi è mai arrivato un riconoscimento premiale? No, neanche verbale. Dobbiamo rivendicare condizioni di dignità lavorativa».

«Non siamo fannulloni – ha ribadito Raffaele Meloni – In Comune c’è gente che ci lavora da trent’anni. E da trent’anni tiene in piedi una carretta. L’amministrazione chiede e non dà». C’è chi ha ricordato «di aver aspettato sei mesi per avere un toner per la stampante e di essersi portato la calcolatrice da casa». Ma anche chi ha fatto autocritica ammettendo che sì, la pausa caffè va bene, «ma un conto è una pausa di dieci minuti, un altro è stare fuori dall’ufficio un’ora». Tutti hanno messo l’accento sulla situazione di emergenza lavorativa, rivendicando il riconoscimento del proprio lavoro e di una corretta immagine. «Perché – ha ribadito Sandro Fronteddu della Cgil Fp –, i carabinieri l’hanno sottolineato che la stragrande maggioranza dei dipendenti comunali ha lavorato con correttezza e rettitudine. E questo riconoscimento deve emergere forte in questa assemblea. In Comune non c’è malcostume, nonostante la politica poco faccia per mettere il personale nelle giuste condizioni per lavorare».

All’incontro hanno partecipato anche due dirigenti comunali. «Mai ci saremmo sognate di denunciare i nostri collaboratori, di queste indagini noi non sapevamo nulla», ha precisato Sabina Bullitta. Mentre Cinzia Piras ha espresso il «pieno riconoscimento a chi ogni giorno presta la sua collaborazione in maniera onesta e seria».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative