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Nuoro

«Assessore alla Sanità, non Superman»

«Assessore alla Sanità, non Superman»

E Arru ha aggiunto: «I direttori generali devono andare via al cambio della giunta perchè rispondono a logiche politiche»

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NUORO. «Ho una giacca e una maglietta; e, sulla maglietta, non mi pare ci sia scritto “Superman”». Cerca di “dribblare” con l'ironia il pressing proveniente dal suo stesso partito, l'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, atteso protagonista dell'incontro “La sanità nel Nuorese, analisi e prospettive”, che si è svolto avant’ieri sera nell'auditorium della Camera di commercio cittadina. Un pressing sapientemente dosato in pillole fin dall'inizio del convegno, quando il segretario provinciale del Partito democratico, Peppino Pirisi, ha rimarcato «il duro lavoro che attende l'assessore nuorese, che dovrà riparare i guasti prodotti dalle giunte di centrodestra negli ultimi anni», ma che si è manifestato in modo ancor più eclatante poco prima che gli fosse ceduta la parola, a fine serata.

«Oggi – ha tuonato Pirisi, in un crescendo che ha strappato gli applausi del pubblico – sono ancora in carica i direttori generali che hanno portato la sanità sarda allo sfascio: è intollerabile che stiano ancora al loro posto». Una “tiratina” per la giacca (o per la maglietta di Superman) che l’assessore, probabilmente, si aspettava, sebbene preceduta da un rassicurante «non è mia intenzione mettere in imbarazzo Luigi Arru», ma che è eloquente delle aspettative che la sanità è sempre in grado di suscitare.

«I direttori generali devono andare via – ha risposto Arru – e sono il primo a sostenerlo. Anzi: ritengo che si debba arrivare a una norma che preveda il cambio dei direttori generali delle aziende sanitarie contestualmente al cambio di giunta regionale, visto che i manager Asl non sono proprio dei tecnici asettici, ma rispondono a logiche politiche ben precise». «Ma – ha aggiunto l'assessore di Nuoro – tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare». Un mare nel quale si intravede tutta la prudenza dettata dal fatto che ci sono contratti da rispettare, passaggi obbligati in consiglio regionale, non proprio automatismi. «D’altra parte anche la maggioranza precedente ha dovuto aspettare 6/7 mesi per arrivare alla rimozione dei manager, giustificata con una legge di riforma sanitaria (quella leggina che, come ha ricordato proprio il manager nuorese Franco Mariano Mulas, allora rimosso, di fatto non è mai partita ndc)».

Ma le sollecitazioni per Arru non sono certo finite qui. C'era chi, come Costantino Tidu, presidente della Provincia, ha manifestato perplessità sull'atto aziendale, lo strumento che definisce l’organizzazione e il funzionamento dell’azienda. Anche qui l’assessore non ha potuto fornire quelle risposte nette che molti, forse, attendevano.

«Quando mi sono insediato, il 21 marzo, tra le Asl e le aziende ospedaliere ho trovato 11 repubbliche indipendenti. Io ho cercato di bloccare gli atti aziendali, ma non tutti i direttori generali si sono uniformati alla lettera con la quale li invitavo a sospendere».

Lasciando intendere che, forse, la linea perseguita dall’Asl di Nuoro, che considera il recente atto aziendale valido a tutti gli effetti, non sia poi così campata in aria. E non poteva mancare – in un incontro in cui protagonista era la sanità – quella che, fino ad oggi, è sembrata la madre di tutte le questioni (sanitarie, economiche, politiche) della Sardegna: l’ex San Raffaele di Olbia. Per alcuni un'opportunità anche per Nuoro, per altri quasi una minaccia. Più croce che delizia, è parso di capire, per Luigi Arru, che ha rivendicato con orgoglio la sua fede cieca nel «governo della sanità pubblica». E che ha significato pressioni di ogni tipo, «anche tanti schiaffi». Non ultimo l'articolo sul Corriere della Sera del 12 giugno scorso, a firma di Sergio Rizzo, che criticava la Regione per presunti stop al progetto, con «liti e veti», a suo dire ingiustificati e pretestuosi, e chiamava in causa l’assessore alla sanità, accusato ingenerosamente di voler cercare il pelo nell’uovo e di agire quasi come nume tutelare delle «baronie ospedaliere e della burocrazia locale e politica», per aver posto dei punti fermi all’apertura di nuovi reparti e alla (collegata) chiusura di altri. Arru ha, invece, rivendicato di aver fissato dei paletti importanti, anche come opportunità di investimento sulla ricerca: settore in cui la Sardegna ha tanto da dire. «Rispettiamo la Qatar Foundation Endowment, ma vogliamo anche essere rispettati». L'invito è a guardare oltre, magari al sogno di “Laboratorio Sardegna”. «Se continuiamo a non fare reti (funzionali, di collaborazione, di sistema), siamo destinati a fallire: siamo 1 milione e 600mila scarsi, e divisi non contiamo niente». ( re.nu.)

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