Bomba a Corda: chieste 2 condanne
Attentato al direttore dell’Ente foreste: il pm sollecita anche un’assoluzione
NUORO. Il processo per l’attentato all’ex direttore dell’Ente foreste, Felice Corda, è ormai alle battute finali. Ieri il pm, Laura Taddei, ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione per due dei tre imputati: Franco Alessandro Ruiu (difeso dagli avvocati Mario Lai e Umberto Papandrea) e Carmelo Ignazio Farina (dall’avvocato Gianluigi Mastio). Assoluzione invece è stata chiesta per Paolo Manca, il consigliere comunale dell’Udc (assistito dagli avvocati Mario e Francesco Lai) nei confronti del quale non sarebbero stati trovati elementi sufficienti per stabilire la sua responsabilità. Il pm, partendo dalla pesante atmosfera che si respirava all’interno dei cantieri forestali, alla vigilia di concorsi pubblici, esaminando gli elementi indiziari a carico degli imputati, ha riassunto l’intero impianto accusatorio basato essenzialmente su intercettazioni telefoniche e ambientali e sulla testimonianza di Corda che, il 7 aprile del 2003, subì un attentato nella casa al mare, a Cala Liberotto. Da subito, infatti, l’attenzione dell’ex direttore dell’Ente foreste (parte civile contro Ruiu e Farina con l’avvocato Basilio Brodu) si concentrò soprattutto su Ruiu, operaio forestale di Orosei, il cui (presunto) coinvolgimento negli attentati era stato dedotto dal dirigente per l’insoddisfazione dell’operaio che non era riuscito ad avere gli avanzamenti di carriera desiderati. Nel frattempo erano stati banditi cinque posti di caposquadra, uno dei quali a Orosei, da assegnare attraverso un concorso. Era però necessario il diploma. Ruiu, che lavorava a Nuoro ma era di Orosei, e lì voleva tornare, il diploma non l’aveva. In quel periodo, c’erano state tante pressioni anche da parte dei sindacati che avrebbero voluto si modificassero i termini della selezione, evitando il concorso.
Si arrivò così al primo attentato, il 14 marzo 2003 a Cala Liberotto. Obiettivo sbagliato: infatti anzichè la casa di Corda, era stata incendiata quella dei vicini, i coniugi Porcu-Pira (anche loro parte civile con l’avvocato Marco Bacchis). Un mese dopo però, il 7 aprile, un attentato dinamitardo aveva semidistrutto la casa del dirigente forestale. Erano già partite le lettere minatorie, inviate anche a sindacalisti, e firmate da un sedicente gruppo “Sos Istentales”, tutte con l'obiettivo di bloccare le assunzioni a Orosei. Le indagini si concentrarono su Ruiu e Farina. A casa del primo, gli inquirenti trovarono un contenitore “sospetto” usato per conservare gelatina mentre, nell'abitazione dell’altro imputato, trovarono copie di lettere anonime scritte con un normografo che però, non risultò essere compatibile con quello usato per scrivere le missive minatorie inviate a Corda e al sindacalista Michele Fele. Su questo punto oggi si è soffermato l’avvocato Brodu, volendo evidenziare il diverso comportamento assunto dal suo assistito e dal sindacalista della Cisl non appena ricevettero gli scritti anonimi. «Mentre Corda presentò subito denuncia – ha detto il legale di parte civile – Fele decise di portare il foglio a Ruiu che si offrì non solo di aiutarlo per scoprire da dove arrivasse ma anche di proteggerlo». Dopo le richieste degli avvocati di parte civile è toccato agli avvocati Francesco e Mario Lai, difensori di Paolo Manca, prendere la parola. Entrambi hanno sottolineato la totale estraneità del loro assistito da questa vicenda che gli ha creato solo profondo dolore. «Di confusione nelle indagini» ha parlato Francesco Lai evidenziando l'inutilità di procedere nei confronti di persone per le quali non si hanno elementi di prova. «Assolvetelo – ha poi chiesto l'avvocato Mario Lai, rivolgendosi al presidente del tribunale Luigi Demuro – con l'aggiunta però di una riflessione che possa ridare al mio assistito la serenità perduta». Le arringhe continueranno il 30 ottobre.
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