Comune salvo per 29mila euro
Macomer, il mini-avanzo a fine esercizio scongiura il rischio di finire tra i municipi in fallimento
MACOMER. Poco meno di 29mila euro avanzati a fine esercizio hanno salvato il Comune dal dissesto finanziario. Si tratta di una somma irrisoria, poco più dello stipendio di un dipendente comunale, una cifra che ha un margine irrilevante in un bilancio sul quale hanno girato più di 26 milioni di euro, ma è comunque un segno “più” che ha evitato all’ente di finire nella lista dei comuni falliti per debiti che annovera municipi importanti come Alessandria, Messina e Parma e fra non molto forse anche Roma. «Finire in quell’elenco – ha spiegato l’assessore alle Finanze, Gian Franco Congiu, – significa che le aliquote di tutti i tributi comunali schizzerebbero automaticamente alle aliquote massime e che per i servizi si applicherebbero le tariffe più elevate. So bene che un residuo di 28 mila euro non è tanto, ma si traducono in un segno “più” che ci evita si superare quel confine pericoloso e le conseguenze pesanti che ne deriverebbero. Abbiamo chiuso in attivo conservando un fondo cassa decisivo per il riequilibrio del saldo finanziario».
Congiu spiega che non è stato facile raggiungere il risultato. «A fine anno c’erano in cassa 700 mila euro che hanno consentito di allinearci – ha detto –, a questo si somma una verifica dei ruoli giacenti presso Equitalia che hanno presentato un saldo attivo di 400 mila euro da incassare. Il 2013 è stato un anno di schizzofrenia legislativa che ha creato enorme incertezza nella gestione dei conti. Solo per la Tares ci sono stati quattro interventi legislativi, di cui l’ultimo a novembre, e otto per l’Imu, per cui nell’arco dell’anno non c’era certezza su quanto si poteva disporre. Abbiamo navigato a vista fino alla chiusura dei conti». L’assessore al bilancio spiega che a fine 2012 c’era un residuo di 3 milioni e 170 mila euro, somma esaurita tra gennaio e febbraio in piena campagna elettorale dalla precedente amministrazione. «Va bene pagare imprese e fornitori – ha detto –, ma con prudenza, vista la situazione». La situazione della quale parla l’assessore è legata ai chiari di luna del Governo che non danno certezze sulla disponibilità delle risorse. «Nel 2013 – ha detto – il comune di Macomer ha contabilizzato entrate per 11 mila euro, di cui la metà sono entrate proprie da tributi (certe) e l’altra metà sono risorse trasferite (del tutto incerte). Nel 2013 i trasferimenti sono stati tagliati di 1,6 milioni di euro. Della dimensione dei tagli abbiamo avuto certezza soltanto alla fine». Nel frattempo si è andati avanti con la sfera di cristallo, usando prudenza nella spesa e sperando di non inciampare nei conti. Si è cercato di risparmiare su tutto. La spesa per il personale è stata portata da 2.750.000 a 2.661.000, quella per l’erogazione di servizi da 7,3 a 6,8 milioni, si è risparmiato sulla spesa energetica e su altre voci di uscita. Ci sono poi i debiti con i quali bisogna fare i conti: 7,5 milioni con la Cassa Depositi e Prestiti per mutui contratti a partire dal 1978 che saranno estinti tra il 2038 e il 2043, e 3,5 milioni col Banco di Sardegna, da estinguere entro il 2038. Per interessi e quota capitale il comune paga ogni anno 1,1 milioni di euro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google