Madre accoltella il figlio all’addome
Dramma familiare: una lite e la donna (affetta da crisi depressiva) ferisce il giovane davanti al marito. Il 21enne non è grave
NUORO. L'ennesimo litigio questa volta ha rischiato di trasformarsi in tragedia nell’appartamento di una palazzina popolare alla periferia della città.
Una donna nuorese di 43 anni, D.L., che da qualche tempo soffre di problemi depressivi (da qui l'omissione dei nomi su indicazione della Procura che intende tutelare, oltre che la donna, anche i suoi familiari), venerdì sera ha accoltellato il figlio di 21 anni, S.G., dopo una furibonda lite per motivi ancora tutti da accertare. Da allora si trova rinchiusa nella camera di sicurezza della Questura, accusata di tentato omicidio, in attesa dell’udienza per direttissima che si svolgerà domani mattina.
Il giovane è invece ancora ricoverato nel reparto di Chirurgia del San Francesco con ferite all'addome. Non gravi, per fortuna. Ha riportato la lacerazione del fegato ma, stando alla prognosi dei medici, se la caverà con trenta giorni di cure.
Secondo una prima ricostruzione fatta dalla polizia, il grave episodio è accaduto poco prima delle 21 in via Rossini. Un litigio come altri tra i componenti della famiglia (anche se pare che negli ultimi tempi fossero assai frequenti), forse esasperato proprio dalle condizioni precarie di salute della donna.
Ad un tratto volano parole pesanti, le urla si fanno sempre più forti e concitate. Poi l'epilogo inaspettato: D.L. che va in cucina, si arma di un coltello a serramanico e si scaglia contro il figlio che, di fronte all'imprevedibile reazione della madre non cerca neppure di difendersi.
Colpito all’addome, il giovane scappa sanguinante mentre il padre, schivando i fendenti che la moglie cerca di sferrargli, riesce a immobilizzarla davanti agli occhi terrorizzati degli altri due figli più piccoli. L’uomo fa in tempo a chiamare la polizia che arriva sul posto in un attimo.
Sono gli agenti della volante a trovare il giovane ferito nell'androne delle scale e ad allertare un'ambulanza del 118. Trasferito immediatamente al vicino pronto soccorso, S.G., dopo i primi accertamenti viene trasferito nel reparto al settimo piano del nosocomio barbaricino, dove dovrà rimanere per qualche giorno.
Nel frattempo, nell’appartamento di via Rossini, gli inquirenti iniziano a lavorare per raccogliere elementi utili alle indagini e all’esatta ricostruzione della dinamica del tentato omicidio. Sentono i protagonisti di questo dramma familiare: la vittima, il padre e gli altri due fratelli.
E anche alcuni vicini di casa che dicono di aver sentito le voci ma, non avendo mai assistito a manifestazioni di aggressività da parte di D.L. non potevano certo percepire un simile epilogo.
Nell’appartamento viene recuperata l’arma usata dalla donna che, ancora molto scossa, ammette ogni responsabilità mentre viene accompagnata in questura in stato di arresto.
Su di lei grava, per quanto con problemi di depressione, l’accusa di aver tentato di uccidere il figlio maggiore e domani, assistita da un legale, comparirà davanti al giudice per raccontare di questa tragedia sfiorata che, solo per un caso fortuito, non ha avuto conseguenze irrimediabili.
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