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Nuoro

Morte di una paziente, assolti i chirurghi

Morte di una paziente, assolti i chirurghi

I medici endoscopici Emilio Usula e Gisella Mastino erano accusati di omicidio colposo, il pm aveva chiesto un anno e 6 mesi

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NUORO. La fine di un incubo che ha segnato profondamente otto anni di vita professionale di un uomo che alla carriera ha sempre dedicato tutto se stesso con grande professionalità e onestà. E proprio perchè era convinto di aver seguito tutte le procedure previste dai protocolli scientifici, Emilio Usula, medico endoscopico prestato alla politica visto che ora è consigliere regionale dei Rossomori, ha accolto con grande soddisfazione l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo. Che era stata formulata a lui e alla collega Gisella Mastino, nel lontano ottobre 2006 per la morte di una paziente di Fonni, deceduta in seguito alla perforazione del duodeno durante un esame endoscopico alla vie biliari.

Gli avvocati Ivano Iai, Maria Grazia Corrias, Tullio Moni e Aldo Petta hanno argomentato le loro arringhe difensive per oltre quattro ore, sottolineando tutte le testimonianze dei luminari che in questi anni si erano avvicendati nell’aula del tribunale di Nuoro per confutare la tesi dei due medici, che fin dal primo momento avevano sostenuto di aver dispettato tutti i protocolli e dimostrare l’incosistenza delle accuse nei loro confronti. Che sono state sostenute in aula dal pubblico ministero Andrea Schirra che, al termine della sua requisitoria, ha chiesto la stessa condanna a un anno 6 mesi per i due imputati. Ma dopo quasi due ore di camera di consiglio, il giudice monocratico Mariano Arca ha pronuciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste.

«Ora dovremo attendere le motivazioni – ha commentato l’avvocato Ivano Iai – ma è evidente che il giudice ha accolto le nostre tesi, rafforzate dalle perizie e dalle consulenze di luminari della materia che hanno sempre sottolineato la correttezza del comportamento dei nostri assistiti. La diagnosi era stata corretta e certa e c’era stato anche il consenso informato. L’assoluzione per l’insussistenza del fatto è la conferma delle nostre argomentazioni».

«Non sono stati anni facili – ha spiegato Emilio Usula subito dopo l’assoluzione –. Convivere con un’accusa così pesante, sapendo di aver fatto il proprio dovere in maniera coscienziosa è stato davvero difficile. Il mio primo pensiero alla lettura della sentenza è andato a mio figlio e alla mia compagna, che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto. Ma anche ai tanti colleghi che hanno accusato il colpo, pur riuscendo a mascherarlo con la consueta professionalità. Ma sicuramente molto demotivati. Come me. Un colpo pesante visto che a finire sotto la gogna mediatica era stato un professionista onesto, corretto, coscienzioso che ha sempre fatto il proprio dovere con il massimo impegno. Che cosa provo adesso? – ha concluso il medico endoscopico – Un senso di rabbia per la pressione umana e professionale che ho dovuto sopportare in questi anni e per essere stato additato quasi come colpevole per una cosa che invece non avevo fatto».

L’episodio era accaduto nell’autunno del 2006. Una donna di Fonni era morta in seguito a una pancreatite dovuta alla perforazione del duodeno durante un esame endoscopico. I familiari della vittima si erano costituiti parte civile con gli avvocati Angela Nanni, Danilo Loi ed Emanuela Piras, che in sede penale non hanno concluso. (plp)

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