Va deserto il bando per i lotti comunali nel rione Scalarba
Macomer, la crisi e le troppe tasse congelano il mercato L’amministrazione sperava di incassare 200mila euro
MACOMER. Quattordici lotti edificabili che in altri tempi sarebbero andati a ruba anche a prezzi superiori e alcuni immobili che il comune ha messo in vendita attraverso una gara di evidenza pubblica sono rimasti invenduti. Al bando per la vendita dei lotti non ha risposto nessuno e la gara per l’alienazione di immobili situati in zona centralissima è andata deserta. La crisi ha congelato un mercato immobiliare che a Macomer è stato sempre vivace. La tassazione sugli immobili ha fatto il resto. I lotti edificabili erano 14. Sono tutti situati nel piano di zona di Scalarba 2, una delle zone di espansione di Macomer considerate fra le più appetibili. Considerato che la superficie complessiva del 14 lotti è di 2.459 metri quadri e che il prezzo a metro quadro è di 82,35 euro, dalla vendita il Comune si proponeva di incassare la somma complessiva 202.498,65 euro. Invece non incasserà un centesimo. Probabilmente si faranno altri bandi, magari abbassando il prezzo dei lotti, ma col mercato immobiliare in piena stagnazione e con la crisi che ha paralizzato l’edilizia, è difficile che si facciano avanti degli acquirenti. Con un bando precedente erano stati venduti un paio di lotti. Il prezzo è più che conveniente. A Macomer nonostante la crisi i lotti edificabili (quelli urbanizzati) costano più di cento euro a metro. Il problema è che non ci sono soldi per comprare e per costruire. I giovani non hanno e non trovano lavoro. Anche per ottenere un mutuo è necessario offrire alle banche la garanzia di un lavoro fisso. Da Macomer si emigra per lavorare e la casa si costruisce dove si trova il lavoro. Sono questi i motivi alla base della mancata vendita di 14 lotti edificabili situati in una delle zone di recente espansione. L’edilizia è ferma già da alcuni anni. Le concessioni edilizie per nuove costruzioni rilasciate dall’ufficio tecnico negli ultimi cinque anni sono poco meno di una decina. Poche anche le ristrutturazioni che comportano investimenti consistenti.
Oltre alla vendita dei lotti di Scalarba, l’amministrazione comunale si proponeva di vendere anche l’auto parco di via Sicilia e un fabbricato in via Solferino. Il secondo è un immobile sul quale si può fare poco. Si tratta di un vecchio edificio del quale rimangono solo le mura. Essendo situato nel centro storico, non è possibile apportare modifiche tese a migliorarne l’agibilità. Il prezzo a base d’asta era di 18.962,18 euro. La gara è andata deserta, ma anche se il prezzo fosse stato più basso, probabilmente non avrebbe risposto nessuno. Deserta anche la gara per la vendita dell’auto parco di via Sicilia, un fabbricato di 845 metri quadri poco distante dal Corso e da piazza della Vittoria, le zone più centrali di Macomer. Negli anni Novanta un immobile poco distante è stato venduto per un miliardo delle vecchie lire. Il prezzo a base d’asta per la vendita dell’auto parco del comune era di 235.335,51 euro, ma non sono arrivate offerte.
Il comune aliena i beni di sua proprietà principalmente perché servono soldi e per fare cassa e poi perché lo impone la legge. Quelli in vendita non erano i “gioielli di famiglia”, ma i beni che la legge definisce «immobili non strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali», in pratica quelli che non servono all’amministrazione per le sue attività.
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