La Nuova Sardegna

Nuoro

I colori del costume di Oliena

di Mattia Sanna
I colori del costume di Oliena

Il gruppo folk Uliana sfilerà oggi pomeriggio a Nuoro con gli abiti tradizionali

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OLIENA. Il costume tradizionale olianese sfila oggi in onore del Redentore. Anche in occasione dell'edizione 2014, la centoquattordicesima ricorrenza della sagra, il paese del Corrasi non é voluto mancare al tradizionale appuntamento, l’evento più importante del suo capoluogo. Appaiono lontane, dunque, le défaillance passate, quando i gruppi del paese barbaricino decidevano di disertare, assieme ai vicini di casa di Orgosolo, la manifestazione. A partire da alcuni anni la presenza dell'abito tradizionale olianese, richiestissimo e particolarmente apprezzato dai turisti e dai visitatori, parrebbe come una conquista definitiva e assodata della kermesse. Una partecipazione immancabile e irrinunciabile, garantita, questo pomeriggio, dal gruppo folk "Uliana". E, in effetti, basta osservare, per un attimo, uno ad uno, i pezzi che compongono il costume, per comprendere, con una certa facilità, il segreto del suo successo. Esso rappresenta, del resto, un patrimonio inestimabile, presente quasi in ogni famiglia. Indossato durante i momenti di festa più sentiti, diventa, talvolta, perfino la veste della sposa, in coincidenza delle nozze. Confezionato dalle mani sapienti di abilissime artigiane, rigorosamente in loco, conserva per fattura e materiali un impianto originario quasi intatto, tramandato da secoli. I tempi moderni, tuttavia, hanno cancellato le differenziazioni proprie di periodi non tanto passati, che contraddistinguevano chi lo indossava per il ceto sociale di appartenenza. Oggi le uniche varianti riscontrabili si possono notare nella realizzazione dei disegni o nella accuratezza dei ricami, o, ancora, nella qualità dei broccati.

Decisamente elaborato e ricco risulta l'abito destinato alle donne che si compone di innumerevoli pezzi. Innanzitutto "Sa hamisa", la camicia di cambrì bianca, tinteggiata di azzurrino e rifinita da "sos vrurimentos" e dai pizzi, che vengono disegnati con un filo sottilissimo. Poi "Su pettus", realizzato con lo stesso tessuto della camicia che altro non é che un rettangolo di stoffa, usato per nasconderne la chiusura. Ancora, "Sa pala" che copre la parte media delle spalla, una composiziome di porzioni di broccato. "Su gippone", invece, sostiene e valorizza il busto, prendendo le sembianze di un giubbetto di panno rosso, decorato secondo molteplici varianti. "Sa tunica", poi, avvolge i fianchi: fatta di orbace, dal color vino scuro, plissettata in vita, è contraddistinta da piccole pieghette e risulta in parte coperta "da sa vranda", il grembiule di raso nero rifinito con pizzo e fiorellini di seta ricamati. "Su muncadore", invece, che cinge il capo e raccoglie i capelli, è un fazzoletto triangolare di tibet nero, con un bordo arrotolato e rinforzato da "su chircu", i cui quattro lati vengono decorati da "sas imulas" intrecciate a mano. Un fazzoletto impreziosito da fili d'oro e di seta e di perle e perline colorate. Infine,"Sas isharpas", le scarpe di pelle nera di vitello, dal vistoso fiocco, che completano, assieme agli elaborati gioielli, la consueta composizione femminile. Decisamente meno sofisticato il costume maschile, molto più sobrio e semplice. La camicia, distinta dal collo alla coreana e dai polsini ricamati, viene chiusa da due bottoni d'oro. "Su gippone", invece, di velluto o broccato, lascia intravedere "sa hintoglia", la cinta in pelle nera dai ricami e intagli colorati. Sotto la cinta scendono i larghi calzoni di tela, "sos carciones", racchiusi dalle ghette e da "sas migias" in orbace nero tenute ferme da una cinghietta. Queste ultime si chiudono a punta sugli scarponi di pelle di vitello. Il capo, infine, é coperto da "sa berrita", rigorosamente in panno nero.

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