La Nuova Sardegna

Nuoro

Macomer, il sindaco scrive a Orlando in difesa del carcere

di Tito Giuseppe Tola
Macomer, il sindaco scrive a Orlando in difesa del carcere

La lettera di Antonio Succu spezza il silenzio sulla vertenza «La struttura non potrà essere utilizzata per altri scopi»

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MACOMER. Stava calando pericolosamente il silenzio sulla vertenza in difesa del carcere di Macomer. Il sindaco, Antonio Succu, lo ha interrotto con una lettera al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nella quale richiama ancora una volta l’attenzione sulla necessità di mantenere in funzione la struttura sulla quale negli ultimi anni l’amministrazione penitenziaria ha investito risorse consistenti e nella quale è nato e ha sede un servizio di eccellenza, il reparto cinofili della polizia penitenziaria che da Macomer si sposta agevolmente in tutte le carcere della Sardegna e viene utilizzato anche da altre forze di polizia nel corso delle attività antidroga. A differenza di altri edifici, come una scuola non più utilizzata o gli uffici giudiziari rimasti vuoti dopo il trasferimento delle attività a Oristano, il carcere non è una struttura facilmente riutilizzabile. È infatti strutturato in un modo che non consente facili modifiche, se non con investimenti consistenti di cui oggi non si dispone. L’amministrazione di Macomer si ritroverebbe con una struttura che non potrà essere utilizzata per altro. Nella lettera al ministro Orlando il sindaco spiega che è importante verificare le motivazioni alla base dell’istruttoria che ha portato al decreto di chiusura del carcere del 28 maggio. Antonio Succu ricorda che la capienza regolamentare del carcere di Macomer è di 46 detenuti, uno per cella, mentre la capienza tollerabile è di 92 detenuti. «Anche tenendo conto della sentenza Torreggiani, emessa dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo, che stabilisce che ogni detenuto deve avere a disposizione non meno di 3 metri quadrati – scrive – le celle della struttura di Macomer sono di 10 metri quadrati escluso il bagno, per cui così come è accaduto nel 2010, si potrebbe arrivare fino a 3 detenuti per cella».

Per quanto riguarda la sicurezza ricorda che fino a poco tempo nel carcere c’erano gli AS2 (terrorismo di matrice islamica): «Questo – sottolinea – la dice lunga in proposito». Il sindaco pone anche l’accento sull’umanizzazione della pena, possibile in una struttura di piccole dimensioni come quella di Macomer dove il detenuto che sconta la reclusione non è un semplice numero, ma un uomo che ha sbagliato e segue un percorso di recupero spesso difficile. Il ministro della Giustizia aveva allentato la proceduta di dismissione del carcere di Macomer dopo un incontro con il presidente della Regione, Pigliaru, e un gruppo di parlamentari sardi. La decisione di chiudere il carcere aveva suscitato un forte malcontento. La presenza della struttura ha una ricaduta economica. La sua chiusura era il segnale che lo Stato stava progressivamente arretrando in un territorio in profonda crisi.

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