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Alluvione, la rabbia del sindaco Deledda: ancora niente fondi

di Mattia Sanna

ORGOSOLO. Il paese barbaricino attende ancora i fondi dell’alluvione. Sono trascorsi quasi dieci mesi da quel maledetto 18 novembre, quando una vera e propria bomba d’acqua è esplosa nel borgo del...

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ORGOSOLO. Il paese barbaricino attende ancora i fondi dell’alluvione. Sono trascorsi quasi dieci mesi da quel maledetto 18 novembre, quando una vera e propria bomba d’acqua è esplosa nel borgo del Supramonte, causando pesanti danni alle infrastrutture, ai collegamenti e agli edifici pubblici e privati. Il cantiere della diga di Cumbidanovu è stato come spazzato via da un fiume di fango, che, dopo il suo passaggio, ha lasciato solo macerie e devastazione. Dei 66 milioni di euro destinati per l’opera, iniziata nel 1989, attualmente, non si sa quanti siano stati effettivamente spesi e quanti debbano essere ancora utilizzati. «I lavori sono fermi da due anni e, ad oggi, le realizzazioni appaiono una gigantesca incompiuta che ha sventrato il paesaggio, deturpando pesantemente l’ambiente – dice il sindaco Dionigi Deledda –. Per questo l’amministrazione chiederà attraverso il proprio legale, l’urgente ripristino dello stato dei luoghi». Oltre al capitolo Cumbidanovu, resta aperta la questione relativa alle strade di campagna, impercorribili per decine di chilometri. Dei ponti di “Badu ’e harru” e “Su Calavriche”, la cui chiusura ha comportato l’isolamento di una parte dell’agro di Orgosolo. E, ancora. Il problema del canale di guardia, costruito a protezione dell’abitato, che necessita di interventi a monte e a valle. Di decine di case private, che hanno subito infiltrazioni. Di gran parte della rete dei sottoservizi, il cui grado di compromissione viene appurato giorno dopo giorno. E, infine, della chiesa dedicata all’Assunta, il cui muro di sostegno è crollato alcuni mesi fa. «Nonostante il Comune sia stato celere nell’invio delle schede tecniche e della documentazione richiesta, al fine di poter procedere ad una conta e alla successiva liquidazione dei danni, a distanza di tempo, siamo stati costretti a partecipare ad un altro bando, nel quale non si è fatto altro che indicare nuovamente le stesse, identiche opere prioritarie. Questo perché – conclude Dionigi Deledda – si pensa di gestire un’emergenza di tali dimensioni, con le procedure ordinarie, fatte di lentezza, macchinosità e di una burocrazia soffocante».

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