Appello dei familiari di Elias: «Chi sa racconti la verità»
ORGOSOLO. «Chi sa e chi ha visto parli. Anche attraverso una lettera anonima». I familiari di Salvatore Elias lanciano l’ennesimo appello. Vogliono capire quale sorte sia toccata al quarantunenne,...
ORGOSOLO. «Chi sa e chi ha visto parli. Anche attraverso una lettera anonima». I familiari di Salvatore Elias lanciano l’ennesimo appello. Vogliono capire quale sorte sia toccata al quarantunenne, allevatore orgolese, scomparso improvvisamente, la notte tra il 25 e il 26 agosto del 2008 nelle campagne tra Bosa e Villanova Monteleone. Sei anni sono davvero tanti. Da allora un pesante e invalicabile muro di silenzio. L’attività istruttoria, condotta dalla compagnia dei carabinieri di Macomer e guidata dalla Procura di Oristano procede. Senza che, tuttavia si sia giunti, ancora, ad una svolta. «Siamo grati per l’impegnativo lavoro, messo in campo dal pubblico ministero e dalle forze dell'ordine – dichiarano immediatamente dalla famiglia – Li ringraziamo per quanto hanno fatto ma, ora, é necessario che chi può dare una svolta alle indagini faccia i conti con la propria coscienza, e apra uno spiraglio in questo insopportabile buio». Non cercano vendetta i congiunti e i parenti di Salvatore Elias. Chiedono solamente di conoscere quale destino sia toccato al giovane servo pastore. Aspettano notizie. Straziati dal dolore dell'incertezza e dall'arsura di un vuoto, che – sottolineano – ha asciugato perfino le lacrime, vogliono dare al loro caro una degna sepoltura. Un tomba dignitosa, dove raccogliere i suoi poveri resti. Qualche mese fa, durante i primi giorni di giugno, un nucleo interforze, ha battuto per tre giorni, senza esito, le campagne di Montresta e la località di “Pili Setzida” dov’è collocata l’azienda nella quale Salvatore Elias lavorava e dalla quale, in quella notte di fine estate, é sparito. Perché, ne sono convinti i familiari, tutto si é fermato alla mezzanotte e venti di quel 25 agosto 2008. Non li convince la storia del fuoristrada grigio, che si sarebbe visto arrivare, nei pressi del vasto podere di “Pili Setzida” e sul quale l’allevatore orgolese sarebbe salito, prima di far perdere, per sempre, le proprie tracce.
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