Progetto Bruncuspina, la strada è ancora in salita
A Fonni un’assemblea pubblica per fare il punto sul piano per la montagna Tra errori e tempi burocratici l’incognita sui 5 milioni regionali “definanziati”
INVIATO A FONNI. Una settimana fa i manifesti listati a lutto che annunciavano la dipartita del Progetto Bruncuspina, con il “definanziamento” da parte della Regione dei 5 milioni di euro destinati al Comune di Fonni. Discutibile per la forma e perché anonimo, il necrologio per il piano di opere pubbliche sulla montagna è però servito a far riparlare del futuro della montagna cittadini, imprenditori e politici e a portarli tutti insieme davanti a un tavolo di confronto. E a farlo, nella riunione convocata dalla minoranza consiliare nella sala convegnidella chiesa dei Martiri, di fronte all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda.
Comunque vada a finire la vicenda, venerdì a Fonni si è capito che il Progetto Bruncuspina ha avuto nel tempo un percorso burocratico che più tortuoso non si può, tale da rendere impossibile individuare un unico responsabile del ritardo, se non della fine, di un piano di opere pubbliche nato nel 2008. Errori tecnici, gaffe amministrative, tempi siderali della burocrazia: c’è di tutto. A cominciare dalla competenza amministrativa sulla vetta del Bruncuspina, che è per eccellenza la montagna dei fonnesi. Be’, in corso d’opera, con i primi fondi già stanziati, si scopre che invece ricade nel territorio di Villagrande. Sembra una cosa da poco, ma questo impasse ha portato a coinvolgere gli amministratori ogliastrini, che per fortuna non si sono sottratti al dialogo. L’equivoco si è trascinato anche perché il progetto aveva tra i soggetti promotori la Provincia di Nuoro: quando tutto sembrava a posto ci si è ricordati che mancava la Provincia d’Ogliastra, in cui ricade Villagrande, anzi che a questo ente spettava la competenze. Ma sono solo due degli incidenti di percorso del Progetto Brunscupina. Poi ci sono gli inceppi tecnici: come le 24 osservazioni con il cui Savi, il servizio regionale che si occupa di rilasciare i nulla osta ambientali, rispedì al mittente il progetto realizzato dalla società siciliana Ingtech, vincitrice dell’appalto.
Daniela Falconi e Mario Piras sono i consiglieri dell’opposizione che hanno portato fuori dall’aula del municipio il dibattito su questa singolare vicenda. Dicono che non si tratta di realizzare una semplice seggiovia e servizi annessi, ma che in ballo c’è il futuro di un territorio che si spopola di anno in anno. Falconi, imprenditrice, descrive con amarezza le lungaggini burocratiche a partire dal 2008, le conferenze di servizi convocate con ben nove enti: «Se fosse stato un privato a trovare questi ostacoli sarebbe morto, per un ente pubblico invece è la norma».
Il sindaco Stefano Coinu non si sottrae al dibattito, ma rimanda al mittente ogni accusa di lassismo amministrativo. Nel luglio 2011, quando era in carica da pochi giorni, riceve dalla Regione la notizia che il finanziamento non era più disponibile, in base a una legge del 2010 sui fondi mai impiegati. La Regione chiede anche di restituire i 500mila euro già versati. Coinu sostiene che la norma non riguarda quel tipo di progetti, finanziati con i Pia, ma da lì comincia una corsa a ostacoli contro il tempo, cui segue un contenzioso con l’Ingtech. Sull’orlo della disperazione, il sindaco chiede aiuto a un suo predessore, l’ingegnere Peppino Mureddu, che ridisegna il progetto così da soddisfare le 24 osservazioni del Savi. Nei prossimi giorni, assicura Mureddu, la pratica approderà in giunta regionale, e il progetto potrà essere rifinanziato. Incrociamo le dita.
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