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I primi sardi si estinsero dopo una crisi climatica 8.200 anni fa: la nuova scoperta

di Federico Spano
I primi sardi si estinsero dopo una crisi climatica 8.200 anni fa: la nuova scoperta

Un nuovo studio ricostruisce incendi, frane e grandi cambiamenti ambientali. Secondo le analisi genetiche quelle comunità non sono imparentate con i sardi attuali

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Arbus Vivevano in Sardegna più di novemila anni fa. Arrivavano da una storia genetica che affondava le radici nelle antiche popolazioni di cacciatori-raccoglitori europei, con una forte componente legata all’area balcanica. Seppellivano i loro morti con l’ocra e abitavano una costa completamente diversa da quella di oggi. Poi, circa 8.200 anni fa, le loro tracce si interrompono. E adesso c’è un elemento in più: secondo i dati genetici disponibili, quelle comunità non avrebbero lasciato una discendenza riconoscibile nei Sardi del Neolitico, dell’età nuragica o di oggi.

È questo il quadro che emerge mettendo insieme le ricerche condotte negli ultimi anni su S’Omu e S’Orku, un antico riparo sotto roccia sulla costa di Arbus, e soprattutto il nuovo studio pubblicato nel marzo 2026 su The Holocene da Rita T. Melis, dell’Università di Cagliari e del Cnr-Igag, e Margherita Mussi, dell’Ismeo.

Melis chiarisce un punto decisivo: «Sulla base dei dati disponibili, non emergono affinità genetiche tra gli individui mesolitici di S’Omu e S’Orku e le popolazioni sarde odierne, né con i gruppi neolitici e nuragici». Il quadro suggerisce quindi, spiega la ricercatrice, che quelle comunità non abbiano lasciato una continuità genetica rilevabile nelle popolazioni successive e siano probabilmente andate incontro a un processo di estinzione. Non sappiamo però ancora perché. Ed è qui che il nuovo studio sul clima diventa particolarmente interessante.

Incendi, detriti e poi il vuoto

La sequenza conservata a S’Omu e S’Orku copre circa 1.700 anni, tra 9.500 e 7.800 anni fa, e attraversa due bruschi cambiamenti climatici dell’Olocene antico, avvenuti circa 9.300 e 8.200 anni fa. Nel primo caso il terreno registra incendi e colate di detriti. Poi l’ambiente si stabilizza e gli uomini tornano a frequentare il riparo. Dopo la seconda crisi, invece, la presenza umana non ricompare

Il fenomeno climatico di 8.200 anni fa è ben noto agli studiosi: fu una delle più rapide oscillazioni dell’Olocene. Nel Mediterraneo non significò semplicemente un brusco calo delle temperature, ma alterazioni delle piogge, della siccità e della stagionalità. A S’Omu e S’Orku queste trasformazioni lasciarono segni concreti: incendi, pendii più instabili e colate di terra e pietre. Lo studio non dimostra che il clima abbia causato da solo la scomparsa di quelle comunità. Ma la coincidenza tra crisi ambientale e interruzione delle tracce umane diventa ancora più significativa alla luce del dato genetico.

Una Sardegna che il mare ha cancellato

Il paesaggio di allora era molto diverso. Durante il Mesolitico il livello del mare era circa 20 metri più basso e il riparo si trovava a circa un chilometro e mezzo dalla costa. Davanti si estendevano una pianura, dune, un corso d’acqua e una grande laguna. Una ricerca pubblicata nel 2023 ha mostrato che la successiva risalita del mare, insieme all’erosione e all’arretramento delle falesie, ha cancellato gran parte di quel territorio. Gli studiosi ritengono che S’Omu e S’Orku possa essere soltanto ciò che resta di un insediamento più esteso, sviluppato soprattutto lungo il corso d’acqua.

Questo impedisce di trasformare il “vuoto” archeologico in una prova automatica di scomparsa: molti siti potrebbero essere stati distrutti o sommersi. Ma oggi la genetica aggiunge un indizio indipendente. 

Nel Dna una storia che viene da lontano

Una ricerca internazionale resa pubblica nell’agosto di quest’anno ha analizzato nove antichi individui europei, tra cui un uomo proveniente da S’Omu e S’Orku, vissuto tra circa 9.450 e 9.080 anni fa.

Il suo Dna mostra una forte componente di ascendenza riconducibile ai cacciatori-raccoglitori dell’area balcanica, popolazioni che dopo l’ultima glaciazione contribuirono alla formazione di molti gruppi umani dell’Europa occidentale passando anche attraverso la penisola italiana. Per l’individuo sardo la stima è nell’ordine del 55 per cento, pur con margini di incertezza dovuti alla quantità limitata di dati disponibili.

Non significa che quell’uomo fosse “balcanico” in senso diretto. Si parla di un’ascendenza molto più antica, frutto di migrazioni e incroci avvenuti nel corso di migliaia di anni. Il dato nuovo sottolineato da Melis riguarda ciò che viene dopo: quella firma genetica non trova una continuità riconoscibile nelle popolazioni sarde neolitiche, nuragiche o attuali.

È un elemento che rende plausibile uno scenario di sostituzione demografica: le comunità mesolitiche presenti nell’isola potrebbero essersi progressivamente estinte, mentre alcuni secoli più tardi la Sardegna venne popolata da nuovi gruppi del Neolitico.

Che cosa accadde davvero?

La risposta definitiva ancora non c’è. Quelle comunità erano probabilmente poco numerose e vivevano in un ambiente insulare. Intorno a 8.200 anni fa dovettero affrontare incendi, instabilità dei versanti e una costa in continua trasformazione, mentre il mare continuava a salire. Potrebbero essersi spostate. Potrebbero essere sopravvissute per qualche tempo in luoghi che oggi non conosciamo. Oppure una popolazione già piccola potrebbe essersi progressivamente ridotta fino a scomparire.

Il dato genetico indicato da Melis rende quest’ultima possibilità più concreta: al momento non si riconosce una loro eredità nelle popolazioni che abiteranno la Sardegna nei millenni successivi.

Non è ancora possibile dire con certezza che sia stata la crisi climatica di 8.200 anni fa a provocarne l’estinzione. Ma oggi disponiamo di due indizi che puntano nella stessa direzione: dopo quella fase le tracce archeologiche a S’Omu e S’Orku si fermano e, molto più tardi, il Dna dei Sardi successivi non sembra conservare una continuità rilevabile con quelle antiche comunità.

È questo che rende il piccolo riparo sulla costa sud-occidentale dell’isola così importante: conserva uno degli ultimi capitoli conosciuti della storia di una popolazione che abitò la Sardegna migliaia di anni prima dei nuraghi e che, a un certo punto, sembra essere scomparsa senza lasciare eredi genetici riconoscibili.

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