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«Non si voltano le spalle alla disperazione»

«Non si voltano le spalle alla disperazione»

Perché tutte queste critiche, visto che in fondo la Tari è frutto di un accordo politico voluto soprattutto dal partito del quale fa parte? «È vero, il mio partito ha fatto parte di quell’accordo, ma...

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Perché tutte queste critiche, visto che in fondo la Tari è frutto di un accordo politico voluto soprattutto dal partito del quale fa parte?

«È vero, il mio partito ha fatto parte di quell’accordo, ma questo non significa che io lo condivida, anzi spero che venga superato. Io, del resto, non ho problemi a criticare il movimento dal quale provengo, mi piacerebbe che anche dall’altra parte si facesse altrettanto».

Cosa risponde a chi dice che sta cavalcando la protesta Tari perché vuole diventare sindaco?

«Tanto per cominciare dico solo che questa protesta non l’ho cavalcata affatto, perché di questo problema dei rifiuti e dei costi ne parlo da tempi non sospetti, dal 2010. Faccio parte orgogliosamente di quei giovani che considerano la politica come un servizio. Quanto a fare il sindaco, beh, vedremo, per il momento sto lavorando alla costruzione di una coalizione civica capace di governare Nuoro, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Non mi interessano tanto le poltrone, quanto restare a servizio della città alla quale tengo molto».

Qual è stato, a suo parere, l’errore più grosso fatto dall’amministrazione nel gestire la vicenda Tari?

«Consentire che i costi del servizio arrivassero a questi livelli. È una balla sostenere che le colpe siano di Roma. Sarebbe stato fisiologico prevedere aumenti in una percentuale attorno al 10 per cento, ma non certo alle percentuali attuali del 40 per cento. E poi il Comune non è certo esente da colpe, anche perché è socio di Nuoro Ambiente al 51 per cento».

In quale altro modo si sarebbe potuto incidere sui costi del servizio di raccolta dei rifiuti, e farli diminuire?

«Senza dubbio facendo una seria battaglia per la tariffa unica, o per introdurre un sistema di concorrenza, o comunque perché i Comuni siano liberi di conferire i loro rifiuti dove trovano più conveniente. Ma ci vuole una dose di coraggio che non mi sembra che l’attuale amministrazione possieda».

Capitolo piazza, proteste e manifestazioni. Il sindaco Bianchi, qualche giorno fa, nel suo blog ha parlato di “agitatori di professione” che si intravedono dietro queste proteste. Lei cosa vede?

«Credo che ci voglia più rispetto di fronte all’esasperazione di tanti pensionati che si vedono arrivare avvisi di pagamento raddoppiati rispetto all’anno scorso, di fronte alle difficoltà dei cittadini e di imprenditori. Non si possono voltare le spalle alla disperazione. Fermo restando che ogni forma di intemperanza nuoce gravemente anche a chi vuole protestare, e va condannata, credo che nelle ultime proteste, chi ha veramente strumentalizzato è stato chi ha provato a soffocare le lamentele facendo la vittima».

Parlare dai banchi dell’opposizione è certamente più facile, in casi come questo. Ma anche la minoranza non avrebbe potuto fare di più?

«Le tariffe vengono calcolate sulla base di un documento di programmazione economico-finanziaria che è approdato in consiglio comunale. L’opposizione poteva solo chiedere di ritirarlo e rivedere i costi, la maggioranza ha deciso di non modificare nulla».

Se fosse un amico o un compagno di partito, cosa avrebbe consigliato a Bianchi e a Daga?

«Senz’altro di non rifiutare il confronto. E a Bianchi in particolare di abbandonare la sindrome dell’assedio, scendere dal piedistallo, e sì, sottoporsi anche al sacrificio di ricevere contestazioni. Perché chi amministra la cosa pubblica ha il dovere di dialogare anche con chi non la pensa come lui. Il tentativo di criminalizzare la protesta tradisce la mancanza di cultura democratica». (v.g.)

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