Austis, scuola chiusa la comunità si divide: sì all’istruzione vera
Genitori dei ragazzi pendolari contro l’amministrazione: «Solo 5 scolari hanno il servizio trasporto assicurato»
INVIATA AD AUSTIS. Il problema della scuola chiusa divide in due il paese. A quindici giorni dal suono della prima campanella i malumori si fanno sentire e quasi si avvertono nell'aria. Austis, un paesino del Mandrolisai di quasi novecento anime, soffre più di altri i tagli, figli della riforma Gelmini. Numeri che non ci sono, che hanno condannato questa piccola realtà a chiudere, per chissà quanto tempo, la scuola primaria e lasciare in “agonia”, appesa al filo di una pluriclasse, anche quella di secondo grado. Il caseggiato delle elementari il 15 settembre era deserto mentre gli scolari, di buon ora, hanno iniziato a “pendolare”. Ogni giorno dovranno percorrere 10 chilometri per raggiungere l'istituto comprensivo di Atzara e frequentare così le classi con i loro coetanei. «Per i nostri figli abbiamo scelto un percorso di istruzione normale perchè riteniamo, avendone esperienza vissuta, che le pluriclassi non diano un'adeguata preparazione. Una nostra scelta, certo – dicono i genitori – ma non per questo l'amministrazione comunale doveva punirci e assicurare il trasporto gratuito solo ai cinque scolari che a suo tempo avevano fatto l'iscrizione per rimanere nella scuola di Austis, ad ogni modo e ad ogni costo».
Cinque bambini, figli di genitori “resistenti” (così li ha definiti il sindaco Lucia Chessa) avrebbero così la possibilità di viaggiare con un'auto, una monovolume, messa a disposizione dal Comune. «È assurdo dirlo – proseguono le mamme e i papà – ma tutto è fatto secondo le regole, anche se ognuno di noi ha il diritto di usufruire di un servizio fondamentale, soprattutto quando legato all'istruzione di un bambino. Ma qui questo non succede. Anzi, nessuno pensa all'imbarazzo che i bambini di uno stesso paese provano tra di loro per il solo fatto di arrivare a scuola con mezzi diversi». Veleni, malumori e divisioni che non fanno altro che rendere difficile la vita in un paesino così piccolo dove tutti non possono che conoscersi e incontrarsi in qualsiasi momento. E questi genitori non ci stanno a passare per coloro che hanno condannato a morte la scuola dei loro figli. «Da anni ci muoviamo, anche con altre amministrazioni vicine, per cercare di assicurare un futuro migliore ai nostri ragazzi. I dati della dispersione scolastica – continuano – ad Austis come in altri paesi del circondario, sono allarmanti ma sembra che a nessuno importi. Molti, compreso il nostro sindaco, non hanno capito che le pluriclassi hanno effetti deleteri nel percorso scolastico dei giovani. Ma noi lo sappiamo, perchè una volta che i nostri figli hanno raggiunto le Superiori, ci siamo sentiti dire che non avevano basi e non potevano competere con gli altri compagni di classe. Più volte (e non tutti se lo possono permettere) – aggiungono – siamo stati costretti a rivolgerci a insegnanti privati perchè impartissero lezioni ai nostri ragazzi e colmassero così le loro profonde lacune. Ma pur di avere la scuola aperta, secondo il nostro sindaco, avremmo dovuto scegliere di condannare i nostri figli ad abbandonare gli studi, perchè il passo successivo sarebbe stato questo». Anni di incontri e discussioni anche preventive, perchè le scuole di Austis come quelle di altri piccoli centri dell'isola erano destinate a morte certa. Progetti, unione di forze tra amministrazioni per cercare di trovare soluzioni adeguate a tutti.
«L'unica che avevamo trovato noi genitori per poter dare una buona preparazione di base ai nostri figli, era ed è l'accorpamento con le altre scuole. Ma questa scelta è sempre stata condivisa all'unanimità da genitori e amministratori di Atzara e Ortueri, solo, invece, dai noi genitori di Austis, ma non dalla nostra amministrazione. Crediamo ancora nel progetto della nascita di un polo didattico – concludono le mamme e i papà –. Già dal 2011, nella sala riunioni della Comunità montana del Mandrolisai, si deliberò sulla volontà di organizzare una rete scolastica che rappresentasse tutto il territorio, attribuendo un plesso per comune, senza pluriclassi e con un intero ciclo di scuola, ottenendo l'impegno della Regione a garantire e supportare il funzionamento del servizio associato territoriale per il trasporto degli studenti, organizzato e gestito dalla stessa Comunità montana. Ma – come è ormai chiaro a tutti – non se n'è mai fatto nulla. Anzi, il servizio di trasporto è stato reso un privilegio solo per pochi».
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