La Nuova Sardegna

Nuoro

Inceneritore, un coro di no al progetto

di Paolo Merlini
Inceneritore, un coro di no al progetto

Ieri la prima esposizione pubblica del piano nell’ambito della procedura del Via: faccia a faccia tra consorzio e cittadini

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INVIATO A MACOMER. Impatto ambientale ridottissimo, minima diffusione di sostanza inquinanti o nocive, in qualche caso al di sotto della soglia di misurabilità, persino un boschetto con endemismi vegetali: immaginato così come lo descrivono gli autori del progetto, il nuovo termovalorizzatore di Macomer lo si vorrebbe anche nel giardino di casa. La situazione non è così rosea, in realtà, a giudicare dalla marea di osservazioni giunte alla prima esposizione pubblica del progetto da parte del consorzio industriale, passo necessario perché la Regione conceda il Via, la valutazione di impatto ambientale. Ieri mattina, nella sala conferenze delle ex caserme Mura, si è schierato una vasto fronte del No, composto da cittadini, associazioni, leader di battaglie ambientali che altrove nell’isola hanno avuto successo. C’era anche il fronte del Sì, per la verità, amministratori locali di ogni colore politico. Ma se i primi hanno fatto sentire la propria voce, rovesciando sul tavolo domande circostanziate e critiche severe, i secondi erano confusi tra il pubblico.

Costerà 40 milioni. Mancava Roberto Pisu, commissario liquidatore del consorzio industriale nominato un anno fa dalla giunta Cappellacci, evocato polemicamente in alcuni interventi. Un ente talmente in liquidazione, cioè prossimo allo scioglimento, che è chiamato a gestire un impianto del costo di 40 milioni di euro. Ma se Pisu se l’è data, a portare in pubblico le ragioni della proposta ieri c’era l’ingegnere Mario Rubattu, direttore del consorzio, che ha spiegato i motivi che hanno portato alla decisione di realizzare il nuovo inceneritore. L’attuale, ha spiegato, dopo oltre vent’anni di attività è obsoleto e funziona in modo ridotto. Il nuovo potrà smaltire 60mila tonnellate di rifiuti l’anno, servirà tre province (Nuoro, Ogliastra e Oristano) e «ridurrà l’impatto ambientale». Le qualità dell’impianto sono state illustrate da Alessandro Monteforte di Area Impianti, l’azienda che guida l’associazione di imprese vincitrice dell’appalto per il termovalorizzatore. Sarà un impianto di modernissima concezione, assicura il tecnico, a cominciare dal funzionamento che sarà del tipo “a griglia” e non a “letto fluido” come l’attuale. Area, che ha già realizzato impianti simili a Padova e Parma, adotterà a Macomer «tecnologie ormai d’uso comune nei paesi scandinavi», notoriamente ecologisti. Potrà funzionare a pieno ritmo tutto l’anno e produrrà energia, con ricadute positive sulle tariffe del servizio rifiuti per i comuni. E le emissioni? Il tecnico assicura un netto miglioramento, con percentuali di Nox, Sox, mercurio e diossina ben al di sotto dei limiti stabiliti dalle normative europee, e così per le polveri che inevitabilmente verranno rilasciate, che saranno ridotte dal 23 al 62 per cento. E sarà persino «bello architettonicamente».

Sin qui in estrema sintesi le ragioni dei progettisti, cui sono seguite le obiezioni del pubblico. La procedura, infatti, come ha spiegato Gianluca Cocco, funzionario del Savi (il servizio regionale che si occupa di valutazioni ambientali), prevede che dopo la presentazione del progetto chiunque possa presentare osservazioni entro 60 giorni (il termine per l’inceneritore scade il 24 ottobre). La società incaricata del progetto potrà poi presentare le proprie controdeduzioni.

Le obiezioni. La lista è lunga e articolata. Una donna seduta in prima fila chiede conto delle riduzioni di emissioni rispetto ai parametri attuali. Quali sono? «Non li abbiamo», è la risposta disarmante dei tecnici. Un’altra domanda polemica dal pubblico: di quale discarica si servirà l’impianto dato che l’attuale di monte Muradu è satura? «Non è stata ancora individuata», risponde Rubattu. Altra domanda: le aziende agricole della zona potranno produrre biologico certificato? La risposta del consorzio è sì, anche se qualcuno tra il pubblico ricorda una normativa europea che a tale proposito pone rigide condizioni. Mauro Aresu e Sergio Pilia del comitato “Non bruciamoci il futuro”, che da tempo guida la protesta contro l’impianto, insistono sulla vocazione agricola del territorio e chiedono conto della compatibilità con le aree Sic e Zps (zone ambientali protette). Giovanna Casagrande di Progres definisce «mistificatoria» la presentazione del progetto e chiede perché non si adottino «politiche ambientali vere». Sulla stessa linea Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione, mentre Angelo Morittu, consigliere comunale a Silanus, chiede conto delle tariffe dell’impianto di Tossilo (le più care in Sardegna: 200 euro più Iva a tonnellata di indifferenziato) e dell’aumento dell’umido da 60 a 90 euro. «Era un’offerta lancio», dice Rubattu, provocando qualche risata sardonica tra il pubblico. Claudia Zuncheddu, di Sardegna Libera, da medico pone dubbi sui rischi per la salute pubblica, e così Vincenzo Migaleddu, presidente regionale di Medici per l’ambiente: «Le scorie rappresenteranno il 30 per cento dei rifiuti, come verranno smaltite? Non sappiamo cosa entrerà nell’impianto, come possiamo ipotizzare ciò che ne uscirà?». Ivo Carboni, ex assessore provinciale all’ambiente, solleva dubbi pesanti come macigni ancora sullo smaltimento delle scorie. «Mi risulta che finiranno a Bono», dice. E ricorda che esistevano progetti alternativi all’inceneritore, accantonati misteriosamente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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