La Nuova Sardegna

Nuoro

Poche strutture per i disabili soli

Marco Aresu: «La famiglia cerca di provvedere finché ne ha la forza»

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MACOMER. In Italia ci sono 2 milioni 600 mila cittadini colpiti da disabilità grave che non saranno in grado di provvedere alla sopravvivenza dopo la morte dei genitori. Nel mese di giugno si è cercato ci colmare il vuoto legislativo con una proposta di legge che segue l’iter di approvazione alla Camera e al Senato. A Macomer il problema è stato posto dieci anni fa con una serie di proposte dell’Associazione per la tutela degli handicappati (Astudhan) che il presidente dell’associazione, Marco Aresu, ha sostenuto con battaglie e iniziative di vario tipo. Qualcosa si è realizzato, come il centro diurno per i disabili, ma il cuore del progetto che punta a dare serenità alle famiglie nelle quali vivono persone con gravi disabilità è rimasto sulla carta nonostante le promesse delle amministrazioni che dieci anni fa erano alla guida del Comune e persino dell’assessore regionale alla Santità dell’epoca, Nerina Dirindin. Il progetto è stato riproposto all’attenzione dell’amministrazione comunale. Il sindaco e la giunta hanno manifestato l’intenzione di sostenerlo e di attivarsi fin da subito per cercare gli strumenti finanziari e di legge attraverso i quali sarà possibile attuarlo. Attualmente non esistono nel territorio strutture residenziali in grado di rassicurare le famiglie sul futuro del proprio congiunto disabile. «La questione del futuro “dopo famiglia” – spiega Marco Aresu – è un problema presente nell’attuale realtà territoriale. La famiglia tende a trattenere il disabile a casa e ad accudirlo finchè ne ha forza e possibilità e vive con angoscia il momento in cui non sarà più in grado di farlo. I servizi sociali del territorio seguono parecchie situazioni di disabili che attualmente vivono con genitori o parenti anziani per i quali sono stati attivati servizi che rispondono temporaneamente e parzialmente alle effettive esigenze familiari come l’assistenza domiciliare, l’inserimento nel centro diurno, gli inserimenti in comunità e gli inserimenti lavorativi». Le famiglie guardano con angoscia al “dopo” per il quale allo stato delle cose non c’è risposta. Il progetto dell’Astudhan se sarà attuato riuscirà a rispondere al problema. Prevede infatti un servizio, di tipo residenziale «per un numero massimo di 8 ospiti di cui 2 non residenziali in una struttura di piccole dimensioni per riuscire a soddisfare numerose attenzioni ed esigenze come la riproduzione di legami interpersonali di tipo familiare, o l’accessibilità alla rete familiare residua». Si punta a integrare la struttura con attività ricreative, culturali e di socializzazione, con le scuole, il centro diurno disabili e il centro di aggregazione. Viene infine sottolineata l’esigenza di ubicarlo nell'area urbana per favorire l’integrazione. (t.g.t.)

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