La Nuova Sardegna

Nuoro

Pienone davanti a sua maestà il torrone

di Giovanni Melis
Pienone davanti a sua maestà il torrone

Tonara presa d’assalto: cala il sipario su Maistos e Carretoneris, alla scoperta dei sapori e della storia del paese

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TONARA. Un successo di pubblico inaspettato. Perchè nonostante le avvisaglie di ieri, pur con la penalizzazione del maltempo, l’interesse verso Maistos e Carrettoneris era alto. I turisti di sabato erano la testa di ponte, per l’invasione di ieri. Attirati dagli aromi del torrone, dal ricco programma culturale che comprendeva cultura ed ambiente, in migliaia hanno affollato Tonara, alla riscoperta dei suoi sapori e della sua storia. Il torrone è sempre il leitmotiv portante, come quello del magico suono dei campanacci. Ma per Autunno in Barbagia, Tonara sa gentile, mette un altro vestito a festa. Quello della storia. Si parte dal rione di Arasulè, grazie ad una accurata quanto esaustiva ricerca fatta da Massimiliano Rosa, studioso di lingua e tradizioni sarde. Lungo le vie, a cadenza di pochi metri, alcune tavole esplicative raccontano la storia del paese. Lo stesso Rosa fa da cicerone, esplicando i dati ripostati. «Si tratta – dice lo studioso tonarese – di un percorso identitario del rione di Arasulè con notizie storiche sulla nascita e sullo sviluppo del vicinato nei vari periodi storici, con curiosità etimologiche del rione e di quelli vicini».Con appropriata ricerca linguistica, le 200 tavole realizzate contengono notizie storiche in periodo neolitico romano e spagnolo. Usciti dal rione di Arasulè, ci si immerge nelle iniziative culturali predisposte da Comune, Pro loco e artigiani. La folla assiste alla realizzazione del torrone dal vivo con collocazione nella apposita canaletta. Duecento metri di alluminio sottile da riempire con miele e mandrole. Le torronaie lavorano dalle tre del pomeriggio; i morigas non smettono di girare, tra un canto e un sorriso e tante informazioni per i turisti. Più in la si producono e accordano i campanacci e in sa fogaggia, qualcuno realizza il carbone all’antica. La festa si sposta anche in campagna. Trecento persone, in assetto da trekking camminano silenziose nei tratturi montani che conducono verso le foreste del paese. Qualcuno si china a raccogliere castagne, noci e nocciole. Un tempo quella era consuetudine ed economia per i paesi. «I boschi del Gennargentu – dice Giampiero Poddie – hanno sfamato migliaia di persone. Ora rischiano di morire per l'incuria, oltre che per le fitopatologie e gli attacchi di parassiti infestanti di importazione come il cinipide galligeno. Ora si cerca di risolvere i problemi con grandi sacrifici e poche risorse. Ma al bosco non basta il mondo dell’università o della scienza. Il bosco deve essere vissuto, curato e coltivato. Oltre la struttura conservativa serve che la gente ritorni a viverlo».

Si chiude con i cori polifonici e la grande festa in piazza. Ateros annos, dicono i tonaresi nel salutare i turisti e i pullman che vanno via al crepuscolo.

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