A vuoto anche l’asta della Queen
Nessuna offerta per lo stabilimento tessile chiuso da tempo: si partiva da oltre cinque milioni
MACOMER. Il tentativo di vendere il complesso dello stabilimento del calzificio Queen di Macomer non ha prodotto risultati. L’asta giudiziaria, bandita nelle due formule con e senza incanto, è andata deserta. Su un importo a base d’asta di 5.216.800 euro non è stata presentata nessuna offerta al rialzo, che non avrebbe dovuto essere inferiore ai 50 mila euro. La procedura fallimentare prevede ora che venga bandita una nuova gara, ma se ne riparlerà l’anno prossimo. Anche l’asta on line bandita a luglio per la vendita di macchine e impianti dello stabilimento non ha prodotto risultati. Corre voce, comunque, che qualcosa sarebbe stato venduto in quanto sarebbero stati notati dei mezzi con delle macchine dei reparti uscire dalla fabbrica, ma si tratta solo di voci senza conferma.
Ieri e lunedì erano in vendita gli immobili della società fallita. Si tratta dell’area sulla quale sorge lo stabilimento ex Queen e degli edifici adibiti a reparti di produzione, magazzini, uffici, foresteria e parcheggi. Il terreno si estende su una superficie urbanizzata di 105.576 metri quadri, poco più di dieci ettari e mezzo. I locali costruiti sull’area si estendono su una superficie di 25.350 metri quadri. I lavori di costruzione dello stabilimento sono stati ultimati nel 1998. Si tratta dunque di edifici abbastanza nuovi che, se ci fosse la domanda che negli anni Novanta vivacizzava il mercato degli immobili industriali a Macomer, sarebbero stati venduti senza problemi. Il valore di realizzo attribuito dalle perizie incaricate di stimare i beni della società fallita è di 5.245.000 euro, più o meno l’importo a base dell’asta andata deserta.
È un bene o un male che nessuno sia interessato a comprare la fabbrica? «L’asta deserta – dice Katy Contini, segretaria dei tessili Cisl di Nuoro ed ex dipendente in mobilità del calzificio, – ci lascia un po di respiro per inserire la Queen nella vertenza di settore che porteremo avanti a livello provinciale. Una vendita oggi avrebbe precluso futuri investimenti. L’immobile è in ottime condizioni e si può riconvertire per avviare altre attività e produzioni non necessariamente legate al settore della calzetteria. C’è una manodopera altamente formata e riconosciuta a tutti i livelli. Il vero valore del calzificio è questo. Si può realizzare un progetto con imprenditori seri e cooperative di lavoratori puntando su produzioni di nicchia. La Regione deve però fare la sua parte eliminando le diseconomie che nella nostra zona hanno fatto chiudere tutto. Le risposte le aspettiamo dalla politica. Questa è l’ultima occasione perché dia segno di vita anche in questo territorio».
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