Negozi storici: «Noi, sopravvissuti»
Affrontano la crisi economica e si tramandano lavoro e saperi di generazione in generazione. «Esserci è già un successo»
NUORO. Di generazione in generazione, nel segno dell’identità. Orgogliosamente ancorati al passato, ma pronti alle sfide del presente, in un territorio sconquassato dalla crisi che ogni anno spazza via decine di attività. I loro negozi raccontano storie lontane anche di cent’anni. Storie di bastimenti che hanno attraversato il mare carichi di mobili per portarli nell’isola, delle prime donne imprenditrici che con coraggio hanno affrontato il mercato negli anni difficili del dopoguerra, di abiti che hanno vestito con eleganza le famiglie dell’intera provincia. Sono i negozi storici della città. Quelli che “resistono”. Gli irriducibili del commercio, nonostante tutto. Trentasei quelli di Nuoro che risultano iscritti nell’ultimo bando pubblicato dalla Regione, 156 in tutta la provincia. Tra loro, attività che sopravvivono da tre generazioni. Realtà che contano anche 110 anni di storia, messe a dura prova dalla crisi diventata negli ultimi anni per molti negozi insostenibile e letale.
Il sorriso di Antonella Milia Fiori accoglie chi entra nella profumeria di Corso Garibaldi. «Abbiamo clienti che vengono qui dal 1974, con loro ormai c’è un rapporto di fiducia e amicizia: finché ci sosterranno, noi ci saremo –, dice Antonella, affiancata dal marito Guido –. Se sto affrontando questa tremenda crisi è perché amo profondamente il mio lavoro. E devo tutto a lei, a mia zia Maria Fiori, la mia maestra», spiega, indicando due fotografie appese al muro: in una, mamma Graziella, nell’altra zia Maria, «pioniera della profumeria», rimarca con soddisfazione. «L’attività è nata con mio nonno Tigellio nel 1907, ma allora si vendeva di tutto, aveva ben dieci licenze – racconta –. È stata mia zia a trasformarla in profumeria e negozio di articoli da regalo, negli anni ’45-’46. Io sono nata e cresciuta qui dentro, e lei è stata la mia guida. Credo che a farci andare avanti in questo periodo di crisi terribile, sia la forza della nostra identità. Ci farebbe piacere che i nostri figli seguissero le nostre orme».
Luciano di Cesare, 80 anni portati con grande eleganza, ricorda quando a vent’anni alla guida della Giardinetta girava per le vie a consegnare la merce che vendeva per conto di un’azienda locale. E poi, quando gestiva la Provvida, una sorta di bazar dove, negli anni del dopoguerra, si trovava un po’ di tutto. Da allora, per lui e sua moglie Teresa Chironi, anche lei da sempre nel commercio, con alle spalle la professionalità acquisita nel negozio di abbigliamento per donna Pascarella, è stata una scalata. Un crescendo cominciato alla fine degli anni ’60, quando la coppia rilevò proprio quell’attività, con le sue marche di prestigio, trasformandosi in “Di Cesare”. Un nome diventato presto garanzia di qualità. E non solo per i nuoresi. «C’è stata subito una risposta importante che ci ha permesso di affermare il nostro nome. Siamo stati a lungo punto di riferimento nel settore dell’abbigliamento per clienti che arrivavano da tutta la provincia», raccontano Luciano di Cesare e suo figlio Antonio, che insieme ai fratelli Lorenzo, Marco e Matteo hanno rilevato l’attività dal 1988. Cinque famiglie portano avanti la tradizione dell’azienda. Che nella sua storia di evoluzione, ha diversificato su altri settori per seguire le potenzialità della piazza, affiancando, ad esempio, al negozio centrale e all’outlet, il Bistrò. Ma tra crisi e imposte sopravvivere è difficile. «Ci districhiamo tra mille difficoltà. La vera e unica forza sta nel nome e nella solidità della nostra storia».
Un documento datato 1906 racconta ai posteri l’attività dell’emporio di Giacobbe Sanna. Che nel 1919 parte per la guerra e lascia tutto nelle mani della moglie Carola Basigheddu. Una delle poche donne imprenditrici di allora, che con grande lungimiranza trasforma l’emporio nel mobilificio Basigheddu 1920. «È stata mia nonna a dare impulso all’azienda», racconta Efisio Chessa, seduto davanti alla scrivania del negozio di via Deffenu. Insieme alle tre sorelle è titolare dei negozi di Nuoro, Olbia e Cagliari. Racconta dei lunghi cinquant’anni di lavoro della madre Elena Sanna, e prima di lei, di quelli della nonna Carola, di quando andava in Brianza a comprare i mobili. «Arrivavano nell’isola con i bastimenti e venivano consegnati in città con le carriole», dice, ripetendo gli aneddotti di famiglia sentiti fin da quando era bambino. Poi, i ricordi del passato lasciano posto alla dura analisi del presente. «Essere sul mercato e avere la porta aperta in questo difficilissimo momento, è già un successo – ammette –. È come dopo un conflitto: noi siamo dei sopravvissuti. Feriti gravissimi in mezzo a centinaia di morti. Andare avanti è davvero difficile in un mercato dove i giovani, quelli che potrebbero essere i nostri potenziali clienti, non hanno potere d’acquisto. Ci vuole resistenza e passione. Non è un piangersi addosso, è un dato di fatto. Ma alle spalle abbiamo una tradizione lunga più di cent’anni da difendere, la gente ci conosce e ci apprezza per la nostra serietà e professionalità. Non si può mollare. Dobbiamo resistere».
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