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Nuoro

«È stato terribile, impossibile dimenticare»

«È stato terribile, impossibile dimenticare»

Il drammatico racconto della titolare di una gioielleria che ha subito due rapine a mano armata

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NUORO. «Sono passati tanti anni ma ricordo tutto, purtroppo. E dico purtroppo perché vorrei dimenticare...». E, invece, è impossibile. Perché subire una rapina può avere effetti devastanti per un imprenditore, anche se da dietro il banco continua ad accogliere i clienti con un sorriso. «È una sensazione terribile. Ancora oggi quando entra un uomo e si avvicina al banco penso: “E adesso cosa succede? Tirerà fuori una pistola?”. Sono cose che ti segnano per sempre». Di quei momenti, lei, titolare di una gioielliera nel Nuorese – rapinata per due volte – ricorda tutto con grande lucidità. «La prima volta erano due ragazzini, avevano la pistola. Io avevo appena aperto il negozio, di pomeriggio. C’era anche la commessa che stava lavando le vetrine, all’ingresso. “Ragazzi cosa fate, andate via”, gli ho detto e ripetuto varie volte, parlandogli come si fa con i ragazzi della loro età nella speranza che lasciassero perdere. Forse non hai capito: questa è una rapina, mi hanno detto. Parlavano con grande spavalderia. Ci hanno legato con lo scotch e hanno ripulito la cassaforte. Hanno portato via tutto dentro dei grandi borsoni. La seconda volta – prosegue – era di mattina, poco dopo l’apertura. Ero sola. Prima è entrato un ragazzo col berrettino e la mano in tasca. Ha fatto un balzo verso di me che ero seduta dietro il banco, e mi ha puntato la pistola in testa. A quel punto è entrato il complice. Aveva una parrucca. Mi hanno legato e portato via di nuovo tutto, infilando i gioielli dentro due zaini. È stato devastante. Emotivamente ed economicamente. Centinaia di milioni bruciati. Un valore incredibile. Pezzi che loro avranno rivenduto per pochi spiccioli. La seconda batosta ha fatto più male della prima. Era davvero troppo. Ho chiuso il negozio, stavo malissimo. Non volevo più riaprire. Poi, ho pensato che della mia vita dovevo decidere io e non loro. E ho trovato la forza di tirare nuovamente su la serranda». (t.s.)

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