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Bitti, nuovo appello alla festa dei 30 anni: «Servono giovani»

di Bernardo Asproni
Bitti, nuovo appello alla festa dei 30 anni: «Servono giovani»

BITTI. Nella chiesa campestre de Santu Juanne, la compagnia barracellare ha ricordato i 30 anni di attività. «Un fiore all’occhiello per la comunità» ha detto il sindaco Giuseppe Ciccolini. Una...

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BITTI. Nella chiesa campestre de Santu Juanne, la compagnia barracellare ha ricordato i 30 anni di attività. «Un fiore all’occhiello per la comunità» ha detto il sindaco Giuseppe Ciccolini.

Una grande festa alla quale hanno partecipato le più alte autorità del territorio con le quali sono stati condivisi i momenti di vita della compagnia.

Il capitano Francesco Angelo Caprolu, in carica da 15 anni, ha portato “sa pannera”, realizzata nel 1800 e dal 1908 recante dedica e firma dell’allora capitano “Mameli Calvisi Michele” eretta a simbolo di pace dalla compagnia barracellare e dai bittesi, nel periodo della festa a s’Annossata, ritenuto luogo di pace o zona franca, quando chi vi si recava consegnava le armi che venivano appese in segno di pace.

«Ho 70 anni – ha raccontato Nanni Demurtas – e da 50 presto servizio, con la compagnia da subito, anche oltre il territorio di Bitti perché ero uno dei pochi che avevo il porto d’armi». Durante l’omelia don Mario Mula ha evidenziato quello che la compagnia ha saputo dare in una situazione non facile, per il bene comune, pensando al periodo dell’alluvione. Quelli della compagnia sono 30 anni in prima linea per combattere la piaga dell’abigeato prima e degli incendi poi, oltre che, negli ultimi anni, dare il contributo al servizio di protezione civile.

«La compagnia è nata nel 1994 sulla spinta della comunità bittese, per contrastare i furti di bestaime nelle campagne – ha sostenuto Melchiorre Bella, presidente dal 1984 al 1999 –. All’inizio eravamo 126 persone in servizio attivo, esclusivamente in funzione antiabigeato, dopo è subentrato l’antincendio».

Di quelli della prim’ora sono rimasti in tre: Michele Doneddu, Melchiorre Carzedda, Diego Buffa. Adesso, i in tutto sono circa 80, 24 dei quali giovani, da appena 3 anni. «C’è troppa burocrazia – hanno sottolineato i rangers – occorre accelerare la procedura da parte della prefettura e fare entrare sempre più giovani. Abbiamo bisogno di forze vitali per affrontare alcune situazioni. Eppure prima bastava il congedo militare e il possesso del porto d’armi per entrare nella squadra».

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