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Nuoro

Ottana polimeri in crisi, la chiusura dietro l’angolo

di Federico Sedda
Ottana polimeri in crisi, la chiusura dietro l’angolo

Allarme nella fabbrica dopo l’annuncio della procedura di cig straordinaria I sindacati stanno monitorando le mosse di Clivati: c’è grande preoccupazione

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OTTANA. Ottana Polimeri rischia la chiusura. A lanciare l’allarme sono i lavoratori dell’azienda del gruppo Clivati-Indorama e i segretari provinciali della Filctem-Cgil, della Femca-Cisl e della Uiltec, Sergio Zara, Katy Contini e Maria Grazia Angius. «L’annunciata apertura della procedura di cassa integrazione straordinaria da parte dell’azienda – scrivono in una nota – ha provocato ulteriore preoccupazione». Ulteriore, appunto. Sì perché la paura dei lavoratori di vedere chiusa la fabbrica è nata due anni fa, quando, la crisi del mercato europeo del Pet, ha costretto l’azienda a fermare gli impianti a monte del Pact (acido tereftalico) e poi quelli a valle della polimerizzazione che produce il Pet, la plastica per bottiglie.

Da allora, 88 lavoratori su 110 addetti convivono, a turno, con cicli di cassa integrazione ordinaria. Che, da novembre, diventerà straordinaria per uno o due anni per tutti i lavoratori. La durata del provvedimento dipenderà dai piani aziendali: 12 mesi in caso di crisi strutturale o 24 mesi se ci sarà un progetto di reindustrializzazione. Che, però, ancora non c’è.

Il rischio è che si finisca in un tunnel annunciato e, forse, minimizzato per troppo tempo. Un tunnel senza via di uscita. Anche perché, nell’ultimo anno, le vendite del Pet di Ottana Polimeri hanno toccato, per vari motivi legati ai costi fissi e ai servizi, il minimo storico. Difficile senza un piano strategico risalire la china. Così, la cig straordinaria sembra l’unico rifugio (provvisorio) in un mare in tempesta. Ma anche il preludio della fine di Ottana Polimeri, la cui vertenza, a questo punto, sembra distinguersi, per cause oggettive e difficoltà di mercato, da quella della consorella Ottana Energia, che è legata esclusivamente alla proroga dell’essenzialità da parte del governo. Per questa vertenza è stato fissato un nuovo incontro per la fine di ottobre, a Roma.

L’unità del sito, tuttavia, per i sindacati, è ancora essenziale per salvare l’industria. «Salvare la chimica di Ottana – si legge nella nota – equivale a salvare il sito». Da qui la richiesta a governo e Regione di intervenire prima che sia troppo tardi. «E’ necessario – si sottolinea nel documento – ottenere dal governo nazionale e da quello regionale misure che favoriscano la competitività e cioè la realizzazione delle infrastrutture del trasporto e un provvedimento sulla continuità territoriale delle merci. Il tutto per offrire a Indorama la possibilità di continuare».

La paura vera è che il colosso chimico thailandese, che sta investendo in Polonia, Turchia e Olanda ma non a Ottana, abbandoni la Sardegna centrale. Per questo sito industriale, nato agli inizi degli Anni Settanta, sarebbe la fine. Per evitare il disastro, Paolo Clivati sta percorrendo la strada che dovrebbe portare a un accordo con un’azienda olandese, leader nel settore del biopolimero, alternativo all’attuale Pet. Ma i sindacati mostrano perplessità. «È opportuno esplorare altre strade – dicono - ma senza abbandonare un serio tentativo di rilanciare le attuali produzioni». Che, da due anni, marciano a singhiozzo. Così, il futuro industriale di Ottana è appeso a un filo.

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