S’Ena e Sa chitta, proprietari in rivolta
«Non siamo affatto morosi, anzi siamo reduci da anni di bollette salate». E sul caso i carabinieri aprono un’indagine
INVIATO A CAPO COMINO. Alle 10.30 di ieri, dopo una prima tappa che preannuncia una denuncia fatta dai più agguerriti al comando dei carabinieri di Siniscola, una parte dei residenti del villaggio di S’Ena e Sa chitta al quale Abbanoa venerdì ha tagliato l’acqua, si ritrova in quella sorta di quartier generale della guerra dei rubinetti che è diventata la casa di Gristolu Cristophe Thibaudeau, giornalista e docente parigino da una vita trapiantato in Sardegna. C’è chi sventola un mucchio di bollette pagate. «Ma la capite – dice – l’assurdità della situazione? Qui c’è qualcuno che ci sta descrivendo come morosi e ci sta diffamando e invece sono anni che paghiamo bollette dell’acqua profumate, secondo quanto calcola la cooperativa, e per un servizio che tra l’altro non sempre Abbanoa ci fornisce all’altezza, visto che spesso l’acqua è sporca o non potabile». E c’è anche chi, come alcuni titolari dei bed and breakfast del villaggio, disperato, è costretto a rimandare a casa qualche cliente o a fare i salti mortali per accoglierli come sempre.
Tra quella trentina di residenti che nel villaggio di S’Ena e Sa chitta ci vive tutto l’anno c’è anche Franca Cocco. Ex viceprefetto di Nuoro, da poco in pensione, ma sempre energica e positiva, nonostante le difficoltà del momento legate al caso-acqua. «Io – spiega ai soci come lei rimasti letteralmente all’asciutto – credo di avere ancora una scorta di 1500 litri d’acqua, ma non so esattamenter quanta acqua ho già consumato perché ieri sera (venerdì 17, ndr) ho scoperto solo in ritardo che Abbanoa aveva staccato l’allaccio. Ora dobbiamo assolutamente fare qualcosa».
Nel frattempo, al “quartier generale” a casa Thibaudeau, i residenti continuano a raccogliersi numerosi, mentre i telefonini trillano in continuazione e si moltiplicano le richieste per sapere che succede. «Qui c’è tanta gente che risiede tutto l’anno – spiega Gristolu Thibaudeau – e ci vivono anche persone che come me hanno in casa un’anziana malata o invalida. Non possono toglierci un bene primario come l’acqua, garantito dalla Costituzione». Il punto è, in effetti, che i proprietari delle 286 villette, se si esclude la solita quota di “condòmini” morosi, i servizi li hanno sempre pagati. Ma visto che fanno parte di una cooperativa, e visto che è la coop che ha il contratto con Abbanoa, i soci hanno pagato tutto alla cooperativa e non direttamente all’ente unico.
E la coop che gestisce da venti anni il villaggio – e che ora, dopo aver completato diverse opere di urbanizzazione, sta per chiudere i battenti per passare le chiavi al Comune di Siniscola – ha sempre chiesto ai soci di versare i soldi per la bolletta dell’acqua dopo aver mandato altri soci a leggere i singoli contatori. Fino ad ora, tuttavia, il direttivo della cooperativa, presieduto da Salvatore Pala, tutti i soldi che ha chiesto ai soci per pagare le bollette dell’acqua, li ha accantonati. Non se n’e servito per pagare le bollette perché le stesse bollette le aveva contestate citando a giudizio tredici anni fa proprio Abbanoa. La causa era nata da un banale equivoco. Che se non fosse tutto vero ci sarebbe davvero da ridere. Nel passaggio della gestione del servizio idrico del villaggio dal Consorzio di bonifica ad Abbanoa, quest’ultima ha considerato il villaggio di S’Ena e Sa chitta come una sorta di mega albergo. E il perché è semplice: nel timbro e nel nome ufficiale della coop c’è scritto proprio “Villaggio turistico”. Ma si tratta, ovviamente, di un nome che non corrisponde alla realtà di quell’agglomerato di case dove più che turisti e villeggianti occasionali, ci abitano, per periodi più o meno lunghi dell’anno, decine di famiglie nuoresi e non solo. Per Abbanoa, tuttavia, di villaggio turistico si tratta, pertanto gli ha applicato le tariffe di un villaggio turistico. Un caso paradossale, che si trascina a giudizio da ben tredici anni.
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