La Nuova Sardegna

Nuoro

Vanno all’asta on line i macchinari della Queen

di Tito Giuseppe Tola
Vanno all’asta on line i macchinari della Queen

Macomer, grande preoccupazione tra gli ex lavoratori dello stabilimento Tre impianti della tintoria sono già usciti dalla fabbrica nei mesi scorsi

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MACOMER. Il calzificio Queen se ne va a pezzi attraverso le aste on line che mettono in vendita i lotti di macchine e impianti. I lavoratori non nascondono la preoccupazione per la possibilità che le macchine più appetibili vengano vendute. Qualcosa (ancora non si sa quanto) è già andata via. Si ha certezza di tre macchine della tintoria che sono state viste uscire dallo stabilimento nei mesi scorsi, ma sembra che dalla fabbrica sia uscito molto di più. Si parla di mezza tintoria già venduta e di altre parti della fabbrica che sarebbero state acquistate attraverso le aste on line e ora sarebbero sul punto di partire. Le voci sulla vendita a spezzatino del calzificio di Macomer ha acceso nuove paure fra i lavoratori della fabbrica tessile. Se effettivamente una parte delle macchine è stata venduta (i prezzi sono appetibili perché nettamente inferiori a quelli di mercato, per cui non mancherebbero i compratori), qualsiasi possibilità di riprendere la produzione sarebbe da considerare definitivamente tramontata. Anche la mobilitazione indetta dai sindacati dei tessili per il 5 aprile assumerebbe una dimensione diversa. Le voci sulla vendita a spezzatino di una parte delle macchine del calzificio ha spiazzato anche i sindacati, che prima si esprimere qualsiasi valutazione vogliono vederci chiaro e saperne di più. Ma sono soprattutto i lavoratori a vedere le cose in una dimensione più nera rispetto a due anni fa quando, dopo la dichiarazione di fallimento, sembrava che qualcuno fosse interessato a riprendere la produzione. Senza le macchine, però, resterà una scatola vuota che sarà necessario riempire di nuovo con investimenti ben più consistenti di quelli che sarebbero serviti per riavviare gli impianti.

La vendita taglia le gambe anche a una quindicina di dipendenti che non hanno mai creduto che tutto fosse finito col fallimento e non si sono rassegnati ad attendere in cassa integrazione o in mobilità un cambiamento per iniziativa di terzi. Il gruppo ha esplorato il mercato e ha trovato nuovi spazi di vendita delle calze collocando sul mercato quelle che ha fatto produrre con un nuovo marchio presso fabbriche del continente. L’obiettivo era quello di acquistare o affittare una parte delle macchine dello stabilimento Queen per avviare una produzione. La vendita, se confermata, potrebbe far saltare il progetto che lasciava intravedere qualche possibilità di successo. La procedura fallimentare, però, non può essere fermata da considerazioni diverse da quelle che puntano alla vendita dei beni per ricavare liquidità e pagare i creditori.

In questa vicenda è mancato finora il ruolo della politica con la conseguenza che la fabbrica sarà venduta a pezzi.

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