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Nuoro

Distretti sanitari, sindacati contro

Distretti sanitari, sindacati contro

Cgil, Cisl e Uil criticano la perimetrazione e chiedono il coinvolgimento delle parti

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NUORO. «La perimetrazione sanitaria e amministrativa, frutto di scelte non condivise con il sindacato e con le popolazioni dei vari territori della Sardegna è troppo pasticciata, per questo motivo la rimandiamo al mittente». I sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil di Nuoro non cercano parole difficile per criticare apertamente e bocciare senza appello il riordino dei distretti sanitari e amministrativi annunciato dalla Regione. «Questo è un gioco pericoloso – hanno sostenuto i segretari di Cgil, Salvatore Pinna, Cisl, Michele Fele e Uil, Felicina Corda –. Viene proposta come grande novità questa sperimentazione di ingegneria istituzionale, senza però concertarla con le rappresentanze sindacali e produttive e con le varie parti sociali. Il classico progetto calato dall'alto a cui le nostre popolazioni, se non ci saranno cambiamenti, si ribelleranno con tutte le ragioni di chi, da sempre abbandonato, non è più disposto a subire l'ennesima beffa. È quanto mai necessario che la presidenza della Regione avvi immediatamente con le organizzazioni sindacali territoriali e con le altre parti sociali e produttive, il confronto sull'impianto di questo riordino, che dovrà trovare l'adesione popolare. Con il superamento delle provincie, rimarcando anche qui l'esempio di democrazia popolare attraverso un referendum, è più che mai necessario che la riorganizzazione tenga conto che nessuna realtà venga marginalizzata – hanno ribadito i tre segretari confederali –. Queste decisioni verticistiche rischiano di creare caos istituzionale anzichè venire incontro a quelle che sono le vere esigenze della nostra regione e in particolare delle zone interne che rischiano una marginalizzazione ancora più pericolosa del passato». Cgil, Cisl e Uil di Nuoro hanno anche lamentato il silenzio assordante dei politici locali eletti in consiglio regionale. «Si vedono defraudare ancora una volta pezzi di territorio sotto i loro occhi e non battono ciglio – hanno aggiunto i tre sindacalisti –. In questa situazione pasticciata e confusa, ma con l'intento di mettere le mani avanti, col sentimento di chi si vede ancora una volta penalizzato, lanciamo questo grido di dolore che è quello di chi in questi anni è stato totalmente abbandonato. Ed è impensabile che le ipotesi di riforma non debbano tener conto delle specificità identitarie di ciascun territorio».

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