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Orune perde un’altra delle sue voci storiche

Orune perde un’altra delle sue voci storiche

Lutto nel canto a tenore: Remigio Gattu muore a un mese dalla scomparsa di Pascale Piredda

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ORUNE. Se ne sono andati in punta di piedi, senza mai smettere di sorridere: neanche un mese fa Pascale Piredda, ieri Remigio Gattu (entrambi voci soliste). Orune perde due uomini di grande spessore morale, rari in tempi d’oggi al pari delle loro voci, di cui il folclore inteso come espressione tradizionale e genuina, al di fuori dalle attuali contaminazioni mercatali, si vede privato. Entrambi emigrati, seppur a breve distanza, non smisero mai di sentirsi tali. Avevano legato le loro voci al Tenore Folk Studio. Non era solo l’arte del canto ad accomunarli, ma anche una tenacia propria di chi ha vissuto il dopoguerra. Pascale Piredda, nonostante una lunga malattia debilitante diagnosticata da oltre trent’anni, fino all’ultimo giorno, non si privò della passeggiata fin dove riusciva a scorgere i tetti del suo paese natale, per poi tornare sui suoi passi, cercando già le forze per l’indomani.

«Lo incontravo a Nuoro – racconta Gianluca Bardeglinu, presidente dell’associazione culturale Santu Sidore di Orune –. E parlavamo spesso del lontano 1974, anno in cui il tenore e il gruppo Folk Studio vinsero un mai dimenticato primo premio alla Sagra del Redentore. Fu uno dei riconoscimenti più importanti, che premiò l’impegno di quei giovani che non lesinarono energie e sacrifici per il recupero, la salvaguardia e la tutela, dell’espressione canora e del ballo orunese». Un gruppo di ragazzi del Gruppo Folk Santu Sidore e del Tenore su Carminu immortalarono la sua ultima fatica canora circa un anno fa. La voce era stanca e provata, ma inalterata la voglia di cantare. L’ultima volta di Remigio Gattu invece, ebbe luogo alla Festa del Carmelo dell’anno scorso, a porte chiuse per la realizzazione del cd “S’Emigrante” curato dal Gruppo Folk Santu Sidore, progetto nel quale venne coinvolto il Folk Studio. Quel giorno disse a Babore Bardeglinu: «Il panorama di Orune è sempre il più bello». Le loro voci, unite alla forza evocativa del basso di Francesco Sanna, nei moduli erano rimaste inalterate: a testimonianza che non c’è male capace di intaccare l’orunesità. Apprezzato già in “Orune Canta”, dopo trent’anni Gattu diede nuovamente prova di insuperabile valore canoro nel recente lavoro discografico del tenore che prese il nome con il quale Gattu era noto a Orune : “S’Arborinu”. «L’unico conforto, alla loro scomparsa – spiega Gianluca Bardeglinu – è immaginarli con gli amici ritrovati».

«Conoscendo gli orunesi, in barba alle leggi del paradiso, saranno già assieme: ziu Remigio starà stringendo la mano ad Antoni Montessu e Pascale a Vittoriu. Con ziu Martine, Nasceddu ’e Maganza, Matheu Fraghì, Micheli Mundanu, Predu Tolu e Ardeddu Pigliaru, tra i tanti, staranno già cantando in uno dei migliori tenores di sempre, per il quale purtroppo, le nostre orecchie oggi sono sorde».

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