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Nuoro

Quirra, in tribunale è scontro acceso sulle nuove parti civili

di Valeria Gianoglio
Quirra, in tribunale è scontro acceso sulle nuove parti civili

Ne spuntano altre tre: 64 già accolte e altre 32 che aspirano Il giudice Caschili deciderà nell’udienza del 18 dicembre

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INVIATO A LANUSEI. Sessantaquattro già accolte a giudizio, 32 che si sono candidate nella penultima udienza, altre tre che ieri mattina chiedono di aggiungersi alla folta pattuglia di parti ammesse all’eventuale risarcimento del danno. All’udienza numero 2 il processo sul caso Quirra è ben lungi dall’entrare nel vivo e si arena ancora una volta nei meandri della battaglia attorno alla possibilità, per una miriade di enti, associazioni, cittadini e allevatori, di potersi costituire parti civili al processo. I protagonisti dello scontro sono da un lato i quattro difensori degli otto ex comandanti del poligono a giudizio per omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri: sono gli avvocati Francesco Caput, Pierfrancesco Caput, Leonardo Filippi e Andrea Chelo.

Da un lato loro, dunque, che chiedono al giudice monocratico Nicola Caschili di respingere tutte le nuove richieste di costituzione parte civile, e per varie ragioni che motivano nel corso di interventi articolati e ricchi di richiami alla legge. E dall’altro il foltissimo gruppo di avvocati che tutelano le parti civili già costituite o aspiranti tali. E in quest’ultimo gruppo una delle più agguerrite è la Regione che chiede di essere ammessa alla costituzione di parte civile subordinandola, però, alla pronuncia, da parte del giudice, dell’illegittimità costituzionale di una norma del testo unico per l’ambiente che assegna al solo Stato la titolarità per costituirsi parte civile in processi per danni ambientali. Ieri la Regione ha ribadito questa posizione. «Questa richiesta – ha spiegato, tuttavia, l’avvocato di Stato, Francesco Caput – è già stata respinta dal gup. Ma anche la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione è inammissibile». Il legale ne spiega nel dettaglio le ragioni citando l’articolo 117 della Costituzione, e l’articolo 311 del testo unico ambiente.

«Gran parte delle associazioni che hanno fatto richiesta di costituzione come parti civili – ha spiegato l’avvocato Filippi – hanno presentato richieste generiche, che non precisano nemmeno l’eventuale danno, e molte di queste associazioni sono nate dopo i fatti contestati». «Le nuove richieste – aggiunge l’avvocato Andrea Chelo – sono inammissibili perché tardive, sarebbero dovute arrivare subito dopo la verifica della regolare costituzione delle parti, che c’è già stata». «Nell’udienza di oggi non era stato fissato alcun termine – ha replicato l’avvocato di parte civile, Gianfranco Sollai – né era stata preclusa a nessuno la possibilità di costituirsi».

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