Società distratta, giovani soli
La comunità si interroga dopo i funerali di Roberto Coi
ORANI. Un’altra celebrazione eucaristica e il rito solidale delle condoglianze per un famiglia che piange un figlio morto in un incidente stradale. L’altro ieri Roberto Coi, 25 anni, a luglio la piccola Sofia Noli, deceduta nel violento impatto tra due auto sulla statale 389, a pochi chilometri da Nuoro. Solo qualche anno fa altri drammi comunitari che ancora consumano lacrime e recriminazioni. Sempre stretti tra il rischio di cadere nell’idea dell’ineluttabile e la riflessione sul perché di simili lutti, insieme alla necessità di evitarli. Soprattutto quando, come a Nuoro giovedì notte, c’è di mezzo il momento vissuto pericolosamente da tre ragazzi che cercano di evitare un controllo della polizia, schiantandosi alla fine con la macchina su un albero. Tra gli elementi di rilievo nell’inchiesta giudiziaria, da segnalare la versione delle forze dell’ordine che escluderebbe sia stato forzato un posto di blocco. Si è trattato piuttosto di un pedinamento della pattuglia di polizia, a cui l’auto condotta da Salvatore Morittu, 20 anni, cercherà di sfuggire per il timore dell’alcoltest, che in seguito si rivelerà positivo per il giovane guidatore. Pensieri che durante la messa a Sant’Andrea lasciano il posto al cordoglio. Tutti vicini ad Angelo Coi, ex operaio a Ottana, e Caterina Manconi, impiegata nell’ufficio del catasto, genitori di Roberto.
«Commentare oggi serve a poco. Si tratta di una tragedia che colpisce due famiglie a cui gli oranesi sono legati da amicizia e affetto», dice Tommasino Fadda, dipendente comunale. Di Roberto si ricorda lo spirito allegro e gioviale. L’altro pensiero va ai Morittu: Salvatore che ha perso uno degli amici più cari e si porta dietro il fardello della folle corsa conclusa contro un albero in via Campania. C’è anche una riflessione a monte, di fronte all’ennesima tragedia che colpisce questa comunità di tremila anime, dove è sempre forte il senso della crescita e della cultura, ma sembra arrancare in qualche snodo sociale. Mena Chironi, docente di religione alle ex Magistrali: «I nostri giovani spesso sono un po’ abbandonati a se stessi e perdono di vista i princìpi. Penso ci si debba interrogare su questi fatti e fenomeni e soprattutto ritrovarsi, enti, associazioni, per far qualcosa di concreto che serva ad aiutarli. Perché, in molti casi, sono più i propositi che non le azioni concrete». La scuola? «È fondamentale e posso garantire che tanti insegnanti ci mettono l’anima. Serve però che le famiglie facciano la loro parte».
Valori che cedono il passo agli ultimi miti e responsabilità dalle quali si pensa di scappare. Concetti che potrebbero dare risposte a molti drammi giovanili, come quello dei tre giovani di Orani, pensa Sergio Flore, responsabile del Dipartimento educativo del museo “Nivola”: «In questo i contesti sociali influiscono, eccome», dice il giovane dirigente culturale. «Si tratta di opportunità che possono insegnare a riflettere e scegliere la strada giusta. Certo la situazione non è allegra, se solo pensiamo ai numeri altissimi della dispersione scolastica del territorio». (f.p.)
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