La Nuova Sardegna

Nuoro

Oliena, a Frathale ponticello a rischio in caso di pioggia

di Mattia Sanna

Il deflusso dell’acqua bloccato da tronchi e ammassi di detriti Proprietari terrieri con le mani legate dalla burocrazia

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OLIENA. Ad un anno dall’alluvione, alcuni interventi sembrano dimenticati. Il pericolo di un altro disastro viene giudicato, allora, purtroppo non così remoto. Transitando nella piana di Oloè, lungo quel viadotto, dove trovò la morte il poliziotto eroe Luca Tanzi, si scorgono ancora i mezzi a lavoro. L’impresa appaltatrice manda avanti da diversi mesi il cantiere, procedendo secondo i tempi previsti, alla sistemazione del letto del fiume, allargato e messo in sicurezza.

Gli scavatori, invece, proseguono senza sosta con la rimozione dei detriti, mentre grossi massi vengono collocati per rinforzare gli argini. Una realizzazione ineccepibile, quindi, forse al di sopra delle attese. Basta, però, percorrere qualche chilometro in più, in direzione Dorgali, per accorgersi che, in caso di abbondanti piogge, la scarica incontrollata di un’altra bomba d’acqua potrebbe travolgere nuovamente le campagne circostanti. Non è necessario, infatti, essere tecnici o aver fatto complessi studi di ingegneria per capire che in prossimità del ponticello di Frathale il deflusso ordinario del Cedrino è praticamente bloccato, ostruito da un ammasso di tronchi e dal deposito di terra e detriti. Deposito, che ha innalzato il normale livello dell’alveo. Un problema, in realtà, non imputabile agli ultimi eventi calamitosi del novembre scorso, ma risalente al dicembre 2004, quando, a seguito di un altro forte nubifragio, un pilastro del ponte si staccò letteralmente dalla base, scostandosi di alcuni centimetri. Episodio, che fortunatamente non portò al crollo della struttura (motivo per il quale, probabilmente, ancora non si è ancora intervenuti). La situazione, già all’epoca, venne tempestivamente segnalata dai proprietari dei terreni limitrofi, che scrissero al Genio civile, offrendosi perfino di quotarsi e pagare un’impresa perché provvedesse, a loro spese, alla pulizia di quel tratto di Cedrino. Poche giornate di lavoro, secondo i loro calcoli, sarebbero bastate a risolvere il problema e a rimuovere i sedimenti, scongiurando il pericolo di allagamenti e di esondazione. Per tutta risposta, l’ente regionale spiegò che la zona era caratterizzata da “una grave pericolosità idraulica molto elevata” e che, tuttavia, la legge imponeva la presentazione di una serie di relazioni e progetti, (dal costo approssimativo di oltre diecimila euro), la fatturazione del legnatico recuperato e l’assolvimento di altre paradossali incombenze. Assurdità incomprensibili di una burocrazia, che si ancora a posizioni pseudo-ambientaliste, dal contenuto fondamentalista e che, poi, di fronte ai disastri rimane impotente e inerte. Assurdità di una burocrazia, che lega le mani al cittadino, il quale non può far altro che guardare e assistere impotente, pregando che la prossima piena non faccia danni proprio a lui.

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