La perdita del pino della Deledda
L’albero, alla periferia della città, ormai è morto e sarà abbattuto
NUORO. Il pino di Grazia Deledda, alla periferia della città, è ormai un tronco morto, pietrificato. Si narra che sotto la sua chioma, nelle sere d’estate, la scrittrice, premio Nobel per la letteratura nel 1926, si rifugiasse a meditare, nei suoi anni di gioventù nuorese. Ora il pino è gravemente malato e sarà abbattuto. Un evento naturale che, però, rappresenta per la città una perdita reale e simbolica: un altro luogo della memoria che scompare per sempre. È un albero vecchio e malato, il pino della Deledda, sofferente da anni anche perchè le sue radici sono state coperte dalle pavimentazione, soffocate dal selciato. L’albero è stato poi assalito dagli insetti e divorato dalle larve.
«La pianta è morta e sarà abbattuta, al più presto – dice il sindaco Sandro Bianchi –. C’è un problema di sicurezza: il pino insiste su una strada ad alta viabilità e costituisce un pericolo per i passanti e gli automobilisti. Va buttato giù immediatamente». Ad accertare la morte della pianta è stato uno studio commissionato dal Comune ad Antonio Franceschini, docente dell’università di Sassari. «Nella sua relazione il professore spiega che l’albero si è disseccato completamente – continua Bianchi – e suggerisce di precludere la sosta e il passaggio delle persone. Non c’è altra scelta. Comunque lo ripianteremo, è sicuro».
«Questa è la classe dirigente di Nuoro che preferisce abbattere il pino invece di salvarlo – protesta Pierluigi Saiu, capogruppo Pdl in consiglio –. Ed è così per tante altre cose. Bisognerebbe farlo rivivere quel pino, perchè rappresenta un paesaggio letterario. Non importa, come sostengono molti, che la Deledda non si rifuggiasse ai piedi del pino. Ormai quell’albero fa parte della memoria collettiva della città. Non può morire così ». «Non c’è altra soluzione – ammette Bianchi– Anche la Forestale ieri ha certificato lo stato di malattia della pianta e ne ha consigliato la messa in sicurezza e il successivo abbattimento».
Quel pino, soffocato dal selciato in un quartiere che si è sviluppato velocemente, ormai è morto. C’è il dolore per la perdita di un luogo che in città è diventato una leggenda, meta di pellegrinaggio di studenti e turisti. Sulla sua corteccia c’è ancora una targa ricordo di una scuola che polvere e pioggia hanno reso grigiastra.
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