Omicidio colposo, il vescovo Marcìa testimone-chiave
Sarà chiamato a deporre dalla difesa di un dorgalese Aveva assistito all’investimento di un pensionato
NUORO. «Ah, qui non posso passare? Allora mi potrebbe indicare una strada alternativa per raggiungere la chiesa?». Era il 25 novembre del 2001, Dorgali festeggiava la patrona santa Caterina, e il vescovo della diocesi di Nuoro, Mosè Marcìa, a bordo della sua auto, si apprestava a celebrare la messa per celebrare la giornata di festa. Ancora non lo poteva sapere ma quel viaggio in solitaria verso Dorgali e la deviazione che poco dopo avrebbero indicato a lui e ad altri automobilisti i vigili urbani del paese, lo avrebbe involontariamente trasformato in seguito nel testimone chiave di un processo per omicidio colposo.
Un processo che si è aperto proprio ieri mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Nuoro, Antonio Luigi Demuro. Percorrendo quella deviazione per arrivare alla chiesa, infatti, il vescovo Mosè Marcìa, quel giorno, aveva assistito involontariamente a un incidente stradale. Un investimento che in seguito, almeno secondo l’accusa, aveva portato alla morte di un pensionato del paese, Giovanni Carta. L’imputato si chiama Ignazio Comotto, fa il meccanico di mestiere ed è piuttosto pratico di auto.
«Il pomeriggio del 25 novembre – aveva raccontato monsignor Marcìa ai carabinieri – mi sono recato a Dorgali per celebrare la messa in occasione della festa di Santa Caterina. Mentre mi immettevo nella circonvallazione di Dorgali, vedevo un uomo anziano camminare lento, guardava verso la campagna alla sua destra. Premetto che l'anziano stava scendendo nella circonvallazione. All'improvviso vedevo un'auto di colore scuro percorrere la strada con velocità moderata, nella stessa direzione dell'anziano. Vedevo in particolare che l'auto, evitava quasi l'uomo spostandosi verso il centro della strada. In quel momento però vedevo che l'anziano si voltava improvvisamente, riprendendo a camminare. Vedevo che quell'auto urtava l'uomo. Mi è sembrato che l'auto non abbia urtato l'uomo frontalmente, ma quest'ultimo è stato toccato dalla parte destra dell'auto. Ho visto l'uomo cadere a terra. Io ho parcheggiato la mia auto e sono subito sceso per dare assistenza».
Il pensionato investito morirà dopo diverse settimane dall'incidente: secondo l'accusa per le conseguenze dell'investimento.
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Fancello, il pensionato sarebbe morto per conseguenze che non avevano nulla a che fare con l’incidente. Dopo le richieste di rito avanzate ieri dalle parti, il processo è stato rinviato alla prossima primavera.
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