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OLIENA

Creme al cannonau, la bellezza del futuro

di Gianna Zazzara
Creme al cannonau, la bellezza del futuro

Le sostanze preziose dell’uva possono essere utilizzate in campo medico e cosmetico

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OLIENA. Volete diventare più belle con una crema al cannonau? Ora si può. Da qualche mese l’università di Cagliari, in collaborazione con il CNR, ha avviato il progetto Nanovatec per estrarre dalle vinacce del cannonau le sostanze attive da utilizzare in campo medico e cosmetico. Se n’è discusso qualche giorno fa in un convegno che si è svolto nella biblioteca comunale di Oliena, dal titolo “Vite e uva, tra passato, presente e futuro”. Un viaggio nella storia della viticoltura che in Sardegna affonda le radici lontano nel tempo, addirittura all’età del bronzo. Un patrimonio da cui partire per studiare un nuovo modo di sfruttare le viti e grazie al quale fare impresa e profitti. Con questo obiettivo l’ateneo cagliaritano, con la collaborazione del CNR, ha avviato un progetto con un obiettivo ambizioso: estrarre dalle vinacce del cannonau i principi attivi da utilizzare in ambito cosmetico e farmaceutico. Saranno poi le aziende a sfruttare i risultati della ricerca e a mettere in commercio i prodotti.

«Le vinacce sono un prodotto di scarto dell’industria vitivinicola che contengono però sostanze preziose come gli antiossidanti in grado di bloccare i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento e di molte patologie tumorali – ha spiegato Mario Manconi, docente dell’ateneo cagliaritano e responsabile del progetto –. L’obiettivo è recuperare le sostanze attive dalle vinacce, grazie alla nanotecnologia, e ottenere così prodotti commerciali in grado di competere sul mercato». Come le creme di bellezza, i prodotti per la cura del corpo e i farmaci per la pelle. E tutto nel rispetto della cultura e della tradizione. Il progetto è ancora alle battute iniziali. «Il primo passo è recuperare gli antiossidanti dalle vinacce, poi incorporarli in nano-capsule e infine utilizzarli per la produzione di cosmetici». Una nuova frontiera per l’economia sarda. «La biodiversità della Sardegna può essere utilizzata a fini commerciali. Quello delle piante officinali è un patrimonio inestimabile», ha concluso Manconi.

Un’altra ricerca, coordinata dal CNR e dall’istituto di scienze delle produzioni alimentari, riguarda le foglie della vite, che hanno un ruolo importante nell’alimentazione del Medio Oriente. «L’idea è quella di esportare le foglie di vite della Sardegna – ha spiegato George D’hallewin, ricercatore del CNR –. Secondo i primi studi le foglie delle viti endemiche hanno elevate proprietà nutrizionali e sarebbero in grado di agire anche come antitumorali». E che la ricerca sulle piante possa portare vantaggi lo ha spiegato bene Marco Zaru, amministratore delegato di MVT Group , un’azienda che si occupa di medicina vegetale tradizionale.

«Mia nonna era una guaritrice, in grado di curare le ustioni, anche quelle più gravi – ha raccontato Zaru – Quando ho visto cosa era capace di fare le ho chiesto la composizione del suo unguento magico e ho deciso di metterlo in produzione». Ci sono voluti anni di studi e ricerche per mettere a punto il farmaco ma ora la società è riuscita a commercializzare on line il suo prodotto a base di piante officinali. Un successo, anche per la Sardegna.

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