La Nuova Sardegna

Nuoro

La Giornata Deleddiana: viaggio tra oralità e versi

di Francesco Pirisi
La Giornata Deleddiana: viaggio tra oralità e versi

L’evento all’Isre collegato alle celebrazioni per i 100 anni dalla morte di Satta In platea i liceali che avevano svolto uno studio sulla poesia estemporanea

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NUORO. È un viaggio nell’oralità, soprattutto quella della poesia, la Giornata Deleddiana, che l’Istituto etnografico rinnova con regola tempistica, e la unisce alle celebrazioni per i cento anni dalla morte del letterato e giurista Sebastiano Satta. Ieri il convegno nell’auditorium di via Mereu. In platea una scolaresca del liceo classico “Giorgio Asproni”, che qualche anno fa ha svolto uno studio sulla poesia estemporanea, con la guida dell’insegnante di Letteratura greca, Maria Mereu. L’incontro è coordinato dal Duilio Caocci, docente all’università di Cagliari. Con lui Ugo Collu, studioso dei due intellettuali nuoresi, Francesco Bachis, anch’egli dell’ateneo cagliaritano, e Paolo Zedda, oggi consigliere regionale, ma ancor prima poeta estemporaneo di Sinnai.

Nel pomeriggio si aggiunge la gara tra Bruno Agus, Dionigi Bitti e Giuseppe Porcu, che sono i continuatori dell’arte del verso declamato dai parchi delle piazze isolane. Il principio di ogni contributo e discorso dal palco dell’Isre è in molta parte nuorese, proprio dentro l’opera del duo Satta-Deledda, contemporanei, seppur con percorsi umani e culturali distinti. Il tratto comune, oltre all’attenzione intellettuale che Bustianu mostra per Grassieda, è nell’aver elevato la tradizione popolare, con usanze e costume, alla visione e alla comprensione di un pubblico più vasto, di quello Stato-nazione, che cresce e si afferma proprio durante la vita dei due letterati. Ne parla Francesco Bachis, con la citazione delle pubblicazioni del premio Nobel nella “Rivista delle tradizioni popolari italiane”, «dove traduce la cultura prevalentemente orale della sua terra, proprio per offrirla ai cultori della materia, con il merito di selezionare gli aspetti che rappresentano meglio la Sardegna». Il rapporto di Sebastiano Satta con l’oralità locale apre invece scenari culturali che legano rapporti stretti e comunanze di archetipi letterari e comunicazioni con le civiltà più antiche, tra le quali quella prestigiosa della Grecia.

Il filo del racconto parte proprio da Nuoro, dove il poeta-avvocato conosce e apprezza la cultura e trasmissione verbale attraverso il contatto con i poeti improvvisatori del suo tempo. Sono i comunicatori di un’umanità che alla fine dell’800 ha percentuali elevate di analfabetismo, «soprattutto prima della legge che in quegli anni impone la frequenza almeno delle prime tre classi elementari», ricorda Paolo Zedda. Il Bustianu descritto dal poeta campidanese è proprio quello che si appropria dell’espressione della poesia orale, quella dei mutos, è la perpetua a modo suo in composizioni di uguale genere, «che pur essendo scritte in lingua italiana sono comunque sarde nelle descrizioni e nei concetti», spiega Zedda, aggiungendovi il dato della differenziazione metrica, dai versi settenari della tradizione a quelli ottonari di Satta. La comparazione che arriva con il mondo greco antico è dunque il lasciapassare più importante per elevare l’oralità a cultura di primo piano, «che in Grecia conserva la sua attualità anche con l’avvento della comunicazione scritta, a partire dai poemi di Omero», spiega Mereu. I poeti estemporanei sardi sono gli aedi e i rapsodi ante litteram delle civiltà nate nell’Egeo e poi nella Grecia continentale, che cantavano nelle corti e nelle feste popolari. La docente cita anche i punti di contatto tra i componimenti: «In entrambi casi la disputa parte con un tema di attualità, che nella tradizione ellenica è spesso la celebrazione dei giochi olimpici. Sia la poesia sarda sia quella greca si chiudono con un insegnamento morale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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