Imu agricola, le campagne in rivolta
Il rinvio del pagamento previsto per dicembre non placa le proteste. Confagricoltura: «Assurdi i criteri per l’applicazione»
NUORO. La rivolta dei trattori non si ferma. Il rinvio della rata Imu sui terreni agricoli deciso dal Governo, non placa la protesta del mondo delle campagne, delle organizzazioni di categoria e delle amministrazioni locali, sul piede di guerra per i criteri applicativi dell’imposta. Criteri che si basano sull’altitudine dei comuni, addirittura della casa comunale. Tant’è che qualche sindaco, provocatoriamente, ha deliberato di spostare la sede legale del Comune in un edificio di proprietà comunale ad un’altezza di 750 metri, considerato che il decreto contestato prevede l’esenzione dal tributo solo per i terreni montani al di sopra dei 600 metri di altitudine.
«Chiediamo che il decreto venga ritirato e rivisto radicalmente», attacca Confagricoltura Nuoro Ogliastra. Che contesta duramente il decreto legge 66/2014. «Spostare il termine del pagamento, inizialmente stabilito per il 16 dicembre, non risolve il problema. Che riguarda il criterio applicativo, modulato in base all’altitudine dei terreni. Il decreto dev’essere totalmente rivisto», sottolinea il presidente di Confagricoltura Nuoro Ogliastra, Stefano Ferranti.
Il provvedimento, in sostanza, prevede l’esenzione dal tributo solo per i terreni montani al di sopra dei 600 metri d’altitudine, mentre sono esenti i terreni coltivati da imprenditori agricoli professionisti e coltivatori diretti tra i 600 metri e i 281 metri d’altitudine. Al di sotto dei 281 metri, invece, tutti sono tenuti a versare il tributo per intero. «Insomma – prosegue Ferranti –, il decreto stabilisce criteri altimetrici che non tengono conto delle peculiarità e specificità territoriali e del tipo di coltivazioni con conseguente redditività. Il rischio è che terreni molto vicini tra loro, ma appartenenti a comuni diversi, paghino tasse differenti».
Inammissibile per l’organizzazione nuorese che sugli agricoltori si riversi questa imposta «che graverà pesantemente sulla loro condizione».
L’associazione degli imprenditori agricoli però contesta anche il termine del pagamento dell’imposta, inizialmente previsto entro il 16 dicembre, scadenza rinviata una settimana fa dal Governo attraverso l’annuncio del sottosegretario all’Economia, Paolo Baretta.
«La normativa inizia con il violare uno dei più importanti ed elementari diritti che il nostro ordinamento riconosce a tutti i contribuenti – hanno aggiunto dalla Confagricoltura –, come la certezza dei tributi, visto che il termine inizialmente previsto del 16 dicembre, non rispettava i 60 giorni minimi per il pagamento dalla notifica del tributo, così come prevede lo Statuto del contribuente. E in ogni caso la proroga non è la soluzione del problema».
La contestazione della Confagricoltura fa leva anche sulle prospettive che il mondo dell’agricoltura può riservare ai giovani, in un momento in cui si registra un ritorno alle campagne. «Tenendo presente che si dovrebbe sostenere il ritorno dei giovani al settore agricolo, che negli ultimi tempi ha fatto registrare un crescente interesse – fa notare Ferranti –, non si può accettare una tassa così assurda modulata in base all’altitudine dei terreni».
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