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Nuoro

Sa candelaria, la festa dei bambini

di Mattia Sanna
Sa candelaria, la festa dei bambini

Oggi a Orgosolo rivive un antico rito: i più piccoli girano casa per casa per chiedere doni in regalo

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ORGOSOLO. La tradizione de "sa candelaria" rivive negli schiamazzi e nelle risate rumorose dei bambini di Orgosolo. Oggi, la tanto attesa fine dell'anno viene celebrata attraverso un'usanza, che rende uguali tutti i fanciulli della comunità barbaricina. Un'usanza che accomuna i figli delle famiglie agiate a quelli appartenenti a nuclei meno fortunati, attesa con grande fervore, trepidazione e desiderio.

Il 31 dicembre è, infatti, una data importante. Una ricorrenza che rappresenta un appuntamento fisso della vita del paese dei murales. I più piccoli, solitamente questo particolare momento è riservato a un arco di età piuttosto ampio, che va dai quattro fino ai dodici anni, si dirigono nelle abitazioni del centro di montagna, con un sacco in spalla, (in genere, si tratta di una federa di cuscino), in cerca di doni. Per l'occasione, le porte delle case orgolesi rimangono, dunque, spalancate, in attesa di questi gruppetti rumorosi di bimbi, che pronunceranno la fatidica domanda: "a nolla dazes sa candelaria?", "ce la dareste sa candelaria?". L’ interrogativo è stato reso celebre lunedì scorso perfino da una domanda rivolta dal conduttore Fabrizio Frizzi ad un bravo e giovane concorrente della trasmissione di Rai uno "L'Eredità". Un interrogativo, questo, che riecheggerà tra le vie dell'abitato, durante tutta la mattinata, fino all'ora di pranzo e al primissimo pomeriggio, quando i bambini faranno rientro nelle proprie case. Qui, assieme ai genitori, metteranno in ordine i regali conquistati con orgoglio e un certo impegno. Il bottino della giornata si compone di frutta secca, dolcetti, qualche soldo e, infine, il tipico pane orgolese, denominato "su cocone", preparato dalle donne del paese qualche giorno fa.

In serata, saranno poi gli adulti a muoversi tra le viuzze e le stradine del borgo, per recarsi a far visita alle coppie sposatesi nel corso dell'anno. Comitive di cantori intoneranno versi benaugurali, che auspicano una lunga e gioiosa vita assieme e richiamano la protezione divina. "Viva viva s'allegria/e a terra sos ingannos/bonos prinzipios d'annos/bos det Deus e Maria". Invitata a entrare in casa dai novelli sposi, alla compagnia verrà, quindi, offerto "su humbidu". Ricche prelibatezze del patrimonio dolciario locale, accompagnate dal corposo vino e dai liquori. Immancabile quello a base di uovo.

Tradizione a parte quella che viene celebrata, invece, a Oliena.

Nel paese del Corrasi, i componenti più piccoli e gli educatori dell'Azione Cattolica si recano nelle case degli ammalati, in particolare in quelle di giovani e anziani, intonando le strofe dei brani natalizi. "A lu volies su Bambineddu?", chiedono, portando con sé la antica statua lignea del Gesù bambino, conservata in una teca e suscitando la commozione di coloro che ricevono la inaspettata vista. Testimoni autentici di una devozione vera e semplice.

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