Bitti festeggia Sant’Elia
Si rinnova oggi il tradizionale appuntamento religioso
BITTI. Oggi, prima domenica di maggio, come da tradizione si festeggia Sant’Elia. La chiesa, dedicata al profeta vissuto in Palestina intorno al nono secolo avanti Cristo, si trova in una delle alture che dominano l’anfiteatro naturale che circonda il centro abitato, ed è uno dei numerosi e importanti luoghi di culto campestri del paese. Fu innalzata originariamente sul finire del quindicesimo secolo e per tradizione orale si sa anche che aveva l’altare rivolto verso il paese e il tetto costituito da canne e semplici tegole. L’attuale chiesa, interamente in pietra e costituita da un’unica navata, fu costruita alla fine degli anni trenta del secolo scorso, in seguito ad una questua nei rioni del paese e consacrata il 2 luglio del 1941 dall'allora pievano Don Sebastiano Respano. Alcuni anni fa il pittore Diego Asproni ne ha arricchito le pareti interne con un affresco dedicato alla vita del profeta, narrata nei due “libri dei Re” del Vecchio Testamento. Secondo lo studioso Giulio Albergoni, autore del saggio “XXXV Crejas, le chiese di Bitti”, una parte dell’attuale edificio di culto è stato costruito sui ruderi di un antico nuraghe andato poi distrutto. Fino al 1960 nel giorno della festa si svolgeva la processione a piedi con il simulacro in legno, a protezione dei campi e dei raccolti e nei periodi di grande e prolungata siccità era usanza portare la statua del santo presso una sorgente, per invocare le pioggie. Si racconta anche di una gara podistica riservata alle giovani leve, “Su palu 'e sa Vigliutina 'e Sant'Elia”, alla quale i ragazzi dei vicinati del paese dovevano partecipare rigorosamente a piedi nudi. La festa apre i numerosi pranzi campestri comunitari di cui il calendario religioso bittese è estremamente ricco. L’appuntamento è per le 11,30 quando il parroco di Bitti, don Mario Mula, celebrerà la messa cantata dal coro “Armonico Oches” animato da Davide Carzedda. Dopo la funzione religiosa, il tradizionale pranzo comunitario che per quanto riguarda Sant’Elia è caratterizzato da un piatto tipico: la minestra con il latte. Un’autentica prelibatezza alla quale seguiranno la pasta condita con il sugo al ragù di tre qualità di carne e l’immancabile “pecora in cappotto”. Il tutto accompagnato dagli ottimi vini di produzione locale. Condizioni meteorologiche permettendo, “su pranzu verrà servito e consumato all’aperto, nel piazzale della chiesa. I fedeli potranno così godere nel contempo di una vista amena sul Mont’Albo e sulla vallata sottostante, che in questo periodo dell’anno è al massimo della fioritura. Nel pomeriggio, oltre agli immancabili canti a tenore e balli sardi, la tradizionale tombolata, con il trofeo di Sant’Elia da assegnare al vincitore.
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