La Nuova Sardegna

Nuoro

Forza il blocco e travolge tre giovani

di Valeria Gianoglio
Forza il blocco e travolge tre giovani

Un ventitrenne di Nuoro inseguito dalla polizia ferisce tre ragazzi. Ieri mattina si è presentato alla polstrada

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NUORO. «Sono stato io», ha detto qualche ora dopo aver forzato un posto di blocco a due passi dal tribunale, aver premuto a fondo il piede sull’acceleratore, ed essersi infilato nell’imbuto delle viuzze del centro storico di Nuoro fino a ferire, anche se per fortuna in modo non grave, tre incolpevoli clienti di un bar. «Sono stato io», senza aggiungere altro, ha detto ieri mattina, accompagnato dal suo avvocato, mentre il comandante della polizia stradale, Guido Coppola, e i suoi uomini, reduci da una notte di ricerche intense e scrupolose, lo guardavano cercando forse di capire il perché di una notte folle. Il perché di un sabato sera cominciato in compagnia e finito poi, per un nuorese di 23 anni, con una denuncia per aver infranto, secondo la Procura, il primo e secondo comma dell’articolo 189 del codice della strada, che indica i comportamenti di rilievo penale in un incidente con feriti.

Secondo questa norma, chi causa un incidente stradale con feriti deve fermarsi per prestare loro soccorso, e se non lo fa e decide di tentare la fuga, allora rischia pure di finire in carcere. La cella, infatti, la evita solo nel caso si presenti alle forze dell’ordine entro le 24 ore successive al fatto. Ed è proprio il caso del protagonista dell’inseguimento di sabato notte tra le vie del centro città: ieri mattina, di buon’ora, ha preferito presentarsi spontaneamente alla polizia, anziché rischiare la prospettiva del carcere. «Sono stato io», dunque. E lo ha ripetuto per bene. Ma gli uomini della polizia stradale, del resto, ormai ne conoscevano già nome e cognome ed erano lì lì per portarlo in caserma, se non fosse che si era volatilizzato.

La sua notte brava, il giovane nuorese, l’aveva cominciata qualche ora prima. Sono circa le 2 della notte tra sabato e domenica quando in via Manzoni gli agenti della stradale fermi a un posto di blocco alzano la paletta di ordinanza e indicano a una Ford Fiesta di fermarsi. Sembra un controllo come tanti e invece in una frazione di secondo si trasforma in un inseguimento da action movie. Chi guida la Fiesta, infatti, anziché fermarsi come dovrebbe, preme sull’acceleratore e schizza via. Gli agenti della polstrada rientrano a razzo nella loro auto e partono alla caccia dell’utilitaria. L’inseguimento durerà diversi minuti: la Fiesta si dirige verso la Cattedrale, poi si infila in via Manno, vicino al museo archeologico, e nel tragitto, nei pressi di piazza Asproni, a pochi passi dalla biblioteca Satta, finisce anche per ferire tre giovani avventori di un bar. Tre ragazzi colpevoli solo, quella notte, di essersi trovati lungo il tragitto di un automobilista che aveva una fretta indiavolata e la polizia alle calcagna.

Di fronte ai feriti, a differenza di chi li aveva travolti, gli agenti si fermano per prestare loro soccorso. Anche se questo costa loro l’abbandono immediato dell’inseguimento, e con esso la possibilità di fermare subito il responsabile di tutto. Ma è solo questione di tempo. Mentre la corsa della Fiesta prosegue fino a scomparire alla vista delle forze dell’ordine, infatti, gli agenti della polizia stradale, e in testa il loro comandante Coppola, cominciano le loro indagini e sin dall’inizio raccolgono un po’ di elementi utili per scoprire chi era il conducente dell’utilitaria. Ci sono alcuni testimoni che raccontano diversi dettagli di quanto hanno visto, ci sono anche diverse telecamere nella zona, e poi gli agenti della stradale hanno registrato il numero di targa dell’auto e sono riusciti ad accertare che è intestata alla madre di un ragazzo nuorese di 23 anni con qualche piccolo precedente penale. Il cerchio si stringe, insomma.

La polstrada sta quasi per fermare il giovane conducente della Fiesta, quando quest’ultimo – e siamo a ieri mattina – si presenta al comando della polizia stradale insieme al suo avvocato. «Sono stato io«, dice. E così evita l’arresto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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