Incidente alla Cartonsarda il pm chiede quattro mesi
Nell’agosto 2007 un operaio originario di Olzai era rimasto incastrato tra i rulli Il pm chiede l’assoluzione per un altro imputato: non era addetto alla sicurezza
NUORO. Nell’agosto del 2007, mentre cercava di rimuovere un po’ di carta, era finito tra due rulli dell’impianto Cartonsarda. Per quell’incidente, Antonangelo Moro, di Olzai, era finito nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Francesco. Ieri pomeriggio, a otto anni dai fatti contestati, il processo nato da quella vicenda che vede a giudizio l’allora proprietario della fabbrica Lorenzo Parodi e l’addetto alla sicurezza, Silvio Ventroni, ha toccato una udienza decisiva. Il pm Alberto Pinna ha, infatti, presentato le sue richieste finali: ha chiesto una condanna a quattro mesi per Parodi, e l’assoluzione per Ventroni. Mentre la difesa di Ventroni, rappresentata dall’avvocato Gianfranco Flore, ha fatto la sua arringa ricordando, atti e documenti alla mano, come il suo assistito non c’entrasse nulla con questa vicenda, visto che all’epoca dei fatti non aveva più il ruolo di responsabile per la sicurezza. Ieri pomeriggio ha discusso anche il difensore di Parodi, Daniela Meloni. La lettura della sentenza da parte del giudice monocratico Tommaso Bellei, è attesa per la prossima settimana.
I fatti, risalgono, dunque, all’agosto 2007. Quella notte, era da poco passata la mezzanotte, Antonangelo Moro, che all’epoca aveva 24 anni, lavorava come addetto all'impianto della macchina continua. A un certo punto, L'operaio è rimasto incastrato tra i rulli mentre cercava di rimuovere la carta che si era incastrata in un ingranaggio, cade e rimane incastrato tra i rulli. La sequenza che purtroppo deve affrontare, in quei momenti, mette davvero i brividi. Il rullo continua a girare e non gli dà tregua: gli risucchia le mani e le braccia, fino al torace. Solo per il pronto intervento dei suoi colleghi di lavoro, Antonangelo Moro evita il peggio. Tra i suoi colleghi, quel giorno, c’è anche il fratello Pietro. Scattano i soccorsi: il giovane operaio viene caricato in ambulanza e via, dritto all’ospedale San Francesco.
Per diverso tempo, la sua vita resta appesa a un filo sottile: viene operato subito ma i medici restano dubbiosi circa l’esito delle cure. Troppo gravi, infatti, sono le ferite. Antonangelo Moro, poi, per fortuna riesce a salvarsi, ma i danni che riporta da quel brutto incidente sul lavoro, purtroppo sono irreversibili. L'operaio riporta la lesione delle braccia e il parziale schiacciamento del torace.
Così, in parallelo alle cure mediche, si apre anche il versante dell’inchiesta giudiziaria. Due nomi finiscono sul registro degli indagati: il proprietario della fabbrica e il responsabile della sicurezza. Ieri, per il primo, il pm ha chiesto una condanna a , mentre per il secondo la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione perché all’epoca dei fatti non era più responsabile della sicurezza.
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