Arrestato per il rogo, l’appello del padre: «Aiutate mio figlio»
Orosei, il racconto di Antonio Flore: «Non è un criminale, ma è vittima di aggressioni e ha bisogno di assistenza»
OROSEI. «Mio figlio non è un criminale, né, per quello che mi hanno riferito alcuni testimoni presenti, è nemmeno un piromane, ma è un giovane che ha bisogno di aiuto e di una maggiore assistenza da parte delle autorità competenti e dei servizi sociali, perché noi familiari, da soli, non riusciamo a seguirlo. Ha subìto due aggressioni e pestaggi in poche settimane, è lui, dunque, la vittima».
È sconfortato, Antonio Pasquale Flore, e non lo nasconde. Lavoratore da una vita tra Orosei e Cala Liberotto, attualmente gestisce una pescheria trattoria, e le sue giornate sarebbero tutte casa, famiglia e la sua piccola impresa, se non fosse che da tempo deve gestire una situazione piuttosto delicata. È quella di un figlio, Cosimo, che ogni tanto finisce nei guai perché la testa non funziona come dovrebbe, perché cade in depressione, o perché la vita, a volte, è davvero dura e difficile e non tutti sono in grado di reggerne il peso e magari per affrontare questo peso utilizzano la strada sbagliata e si rifugiano in qualche dipendenza. Ecco, qualche giorno fa, succede che a Cosimo Flore gliene capita un’altra e il padre Antonio lo viene subito a sapere. Perché lo chiamano i carabinieri e gli dicono che suo figlio è in caserma e deve essere arrestato con l’accusa di incendio doloso. Antonio Flore lo capisce all’istante che anche quest’ultima brutta notizia fa parte purtroppo di un lungo ciclo di guai che Flore ha con uno zio per questioni di eredità. Come spesso, purtroppo, capita nelle famiglie, e in particolare nelle famiglie del Nuorese e della Baronia. E così racconta, Antonio Flore, che suo figlio, quel Cosimo che gli dà tanti pensieri ma al quale vuole anche un mondo di bene, nelle ultime due settimane, è stato aggredito in malo modo dallo zio.
«È stato picchiato ed è finito all’ospedale – spiega – ora, io non voglio dire che la legge non debba fare il suo corso, ci mancherebbe, e so anche che tutti, e in particolare i carabinieri, fanno il loro lavoro e tengono presente la nostra situazione, ma ciò che chiedo è che qualcuno ci aiuti. Io ho buoni motivi, e almeno un testimone, per ritenere che mio figlio Cosimo non abbia incendiato nulla, e che anzi sia lui la vittima. Se ha sbagliato, però, è giusto che paghi. Ma sia io sia i miei familiari chiediamo, però, che la giustizia si ricordi delle sue condizioni di salute, del momento di grande difficoltà che sta attraversando, e del fatto che è da tempo in cura anche a Nuoro. Anche se, evidentemente, non basta. Per questo, lo ripeto, chiediamo aiuto ai servizi sociali e a tutti coloro che possono aiutare una famiglia a gestire una situazione complicata e difficile come questa».
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