Vertenza tessili, pronti alla protesta
Macomer, lavoratori in assemblea nell’aula consiliare: «Non vogliamo assistenza ma occupazione»
MACOMER. Per ora i giochi sono fermi e si attendono risposte chiare dalla Regione, ma basterà una scintilla per riaccendere la protesta in piena estate e portarla nei porti e negli aeroporti durante la stazione turistica, un momento in cui la Sardegna vuole mostrare un’immagine diversa da quella del disagio di chi ha perso il lavoro e gli ammortizzatori sociali che garantivano la sopravvivenza in attesa di alternative che non sono mai arrivate. È questo, in sintesi, ciò che è emerso nel corso delle assemblee dei tessili che si sono svolte ieri mattina a Macomer e ieri pomeriggio nell'aula consiliare del comune di Ottana, assemblee affollate nelle quali i lavoratori hanno detto chiaramente di essere pronti a riprendere la mobilitazione.
Non chiedono assistenza o ammortizzatori sociali, ma di lavorare per vivere. Oggi si replica per i tessili di Siniscola nell’aula consiliare del comune. I sindacalisti intervenuti nel corso dell’assemblea, Jose Mattana della Cgil e Katy Contini della Cisl, hanno fatto il punto della situazione dopo i due incontri con il presidente della Regione, Francesco Pigliaru.
Entrambi hanno richiamato l’attenzione sulla differenza dei numeri indicati dall’assessore regioanle al Lavoro e quelli che ha in mano il sindacato. Poi hanno illustrato gli strumenti che la Regione intende mettere in campo, dai cantieri verdi per tamponare l’emergenza di chi ha già perso gli ammortizzatori sociali. «Non si tratta di cantieri comunali o dei cantieri verdi attivati nei comuni di Macomer, Ottana, Borore e Bolotana – hanno detto i sindacalisti –, ma di un’iniziativa nuova, una soluzione tampone in attesa di politiche attive del lavoro che diano risposte concrete al problema dei lavoratori».
Attraverso i cantieri verdi si cercherà di dare risposte immediate a 170 lavoratori che sono già fuori dalla copertura degli ammortizzatori sociali più quindici lavoratori ex Ceccato, a loro volta ex tessili che avevano creduto nelle opportunità che avrebbe offerto la nuova azienda affondata nel pantano della burocrazia della Regione.
Katy Contini ha voluto richiamare l’attenzione sull’assurdità di certe proposte regionali. Tra queste il progetto Flexicurity che la sindacalista ritiene inattuabile perché non ci sono le aziende da incentivare per assumere i lavoratori tessili.
Parlando di numeri, i tessili della provincia di Nuoro che attendono risposte sono circa 900, ma a questi si sommano gli altri delle province confinanti che lavoravano nelle fabbriche di Ottana, Macomer e Siniscola e quelli delle aziende tessili di Suni, alcuni dei quali provengono dai comuni della provincia di Nuoro. Complessivamente sono interessati più di 1500 lavoratori.
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