La Nuova Sardegna

Nuoro

Vertenza Ottana Polimeri l’allarme dei lavoratori

di Federico Sedda
Vertenza Ottana Polimeri l’allarme dei lavoratori

Ottana, cresce la preoccupazione tra gli operai dello stabilimento «La nostra vertenza è caduta nel limbo, dalla Regione solo lunghi silenzi»

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OTTANA. Cresce l’allarme tra i lavoratori di Ottana Polimeri per la mancanza di risposte da parte della Regione sulla richiesta di aprire un tavolo con l’Eni per definire la possibilità di riaprire lo stabilimento chimico di Sarroch, di proprietà dell’Eni, al fine di consentire la ripresa della produzione della fabbrica del gruppo Clivati-Indorama che si interfaccia con lo stabilimento del Campidano per l’approvvigionamento della materia prima (il paraxilene). Una possibilità, quella della ripresa produttiva di Sarroch, che potrebbe vedere in prima fila la stessa azienda del centro Sardegna che ha fatto sapere di essere pronta a farsi carico del riavvio degli impianti di paraxilene e fare ripartire così la filiera chimica sarda. Un impegno necessario, posto che, già dallo scorso anno, lo stabilimento del Cagliaritano non rientra nel business di Eni e dalla controllata Versalis. Al punto che, metà della fabbrica, è stata venduta alla società Sarlux della vicina Saras. Un processo che potrebbe valere anche per gli impianti xileni che interessano Ottana.

«Ma, mentre Ottana Polimeri conferma l’impegno di continuare a perseguire il progetto di rilancio della filiera del pet, dalla Regione, che si era impegnata a ottenere dall’Eni la disponibilità di una parte degli impianti di Sarroch, registriamo preoccupanti ritardi». Questa la denuncia fatta dai lavoratori di Ottana Polimeri nel corso dell’assemblea che hanno tenuto ieri in fabbrica e alla quale ha partecipato lo stesso patron, Paolo Clivati, che ha confermato gli strategie dell’azienda. «Purtroppo, però, – sottolineano i lavoratori in una nota – non si vede traccia della richiesta di convocazione fatta alla Regione dalla Provincia e dalle parti sociali del territorio». La critica all’inerzia regionale è feroce. «Non stiamo chiedendo aiuti di Stato, né finanziamenti o altre prebende – si sottolinea nel documento – ma di permettere a un’azienda di utilizzare un patrimonio industriale nato con i denari pubblici per rilanciare una produzione di interesse nazionale ormai scomparsa nel paese. La filiera completa nell’isola è un elemento di competitività importante per salvaguardare una produzione dove il mercato nazionale è totalmente in mano alle importazioni».

Il tutto mentre incombe, a novembre 2015, la scadenza della cassa integrazione. «Come lavoratori – annuncia la nota – non intendiamo assistere inerti alla distruzione del nostro futuro. Per questo intendiamo mettere in campo tutte le azioni necessarie a smuovere il limbo in cui sembra caduta la vertenza Ottana Polimeri». Da qui la richiesta di sostegno agli amministratori locali e la richiesta di un incontro con i consiglieri regionali della provincia «per mettere a fuoco la situazione e attuare i necessari interventi istituzionali coinvolgendo l’Eni e, se necessario, anche il governo».

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