La voce dei poeti sospesi alla prima edizione
Settanta opere in gara. In giuria anche Annunziato Zavettieri, recluso da oltre 14 anni
NUORO. Il primo premio è andato a Rosario, per la sua poesia “Capogiro delle ore”. Il secondo a Vincenzo, che ha presentato “Tempo”. Terzo è Antonio con “Infanzie”. Ma è come se avessero vinto tutti, tutti i detenuti di Badu ’e Carros, anche chi non ha partecipato a questa prima edizione del concorso letterario “interno” Poeti sospesi, che ha assegnato persino due ex equo, ad Agostino per “Pensieri in fiore” e a Domenico per “Il fumo dei sogni”. «Una iniziativa di grande spessore culturale» assicura Eva Cannas, una vita insegnante di Lettere, una vita volontaria nel carcere di Badu ’e Carros. «Una iniziativa senza precedenti» aggiunge con l’entusiasmo coinvolgente di chi ha coordinato l’evento. «Ideato da Nunzio» racconta. Nunzio: Annunziato Zavettieri, classe 1970, da oltre 14 anni in carcere, poeta pluripremiato, autore di diverse raccolte. È lui che ha lanciato il primo premio Poeti sospesi. Giurato, stavolta (mai successo prima nelle carceri italiane), pronto a giudicare le opere dei suoi colleghi poeti reclusi, assieme ad altri quattro componenti della commissione, la stessa Eva Cannas, il garante dei detenuti Gianfranco Oppo, il docente e ricercatore storico Salvatore Italo Deledda e il giornalista Luciano Piras. A presiedere la giuria, invece, è stato Antonio Canalis, noto poeta e scrittore, che ha espresso giudizi meravigliosi, senza mezzi termini.
Una settantina le poesie in concorso che hanno messo insieme tre sezioni del penitenziario nuorese (anche questo è un dato storico, non accadeva ormai da cinque anni), grazie alla partecipazione corale e alla disponibilità del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. In prima fila la direttrice del carcere nuorese Carla Ciavarella, «la signora della fiducia», così l’hanno chiamata i detenuti. Proprio di fiducia ha parlato anche Cannas prima e dopo la consegna dei premi, tre corone poetiche, tre pergamene e libri (oltre che gli attestati ai due ex equo). «Iniziative come questa servono per dare credito di fiducia e cultura in carcere – ha sottolineato più volte la donna del dialogo –. La libertà la si conquista attraverso la cultura. È la cultura che fa degli uomini, uomini nuovi». Anche per chi, come i detenuti, vivono ogni giorno tra il sogno di libertà e la realtà quotidiana del carcere. Come i poeti sospesi, come l’illustrazione perfetta realizzata da un altro recluso di Badu ’e Carros, Aldo, appositamente per questo concorso «che speriamo di estendere, il prossimo anno, alla prosa e magari anche alle scuole cittadine», è l’augurio di Eva Cannas. Perché anche un concorso letterario può essere «un faro di luce: speranza, umanità e fiducia».
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