Reinserimento, la scommessa della coop Ut Unum Sint
NUORO. Il reinserimento sociale degli ex detenuti a Nuoro e provincia è sempre più una realtà. Chiusa un anno fa la carcerazione, sono in cinque ad avere beneficiato di una borsa lavoro, che...
NUORO. Il reinserimento sociale degli ex detenuti a Nuoro e provincia è sempre più una realtà. Chiusa un anno fa la carcerazione, sono in cinque ad avere beneficiato di una borsa lavoro, che impiegano tra due aziende agricole del capoluogo e una di Mamoiada, dove si coltiva, si alleva e si trasformano i prodotti. Un altro è occupato in un panificio. Una signora lavora nel disbrigo dei servizi del centro di accoglienza per i detenuti della parrocchia Beata Maria Gabriella. Il progetto parte proprio da quelle sale realizzate intorno a una delle chiese della città, appena sopra l’avvio della provinciale per Mamoiada. Titolare la cooperativa Ut Unum Sint, che si compone di volontari e specialisti chiamati volta per volta per affiancare i “borsisti” nella via del ritorno alla vita civile, in questo caso attraverso l’apprendimento di un mestiere. Altri vanno e vengono dal carcere, quando il giudice di sorveglianza concede il permesso e nelle stanze del complesso di Beata Maria Gabriella incontrano i familiari, nei casi in cui il soggiorno a casa è limitato dalle regole dell’amministrazione penitenziaria, oppure è lontano geograficamente da diventare pressoché impossibile.
Il progetto è finanziato dalla Regione, nell’ambito della legge di stabilità del 2014. Un’esperienza arrivata al quinto anno, portata avanti insieme all’Uepe, l’ufficio per l’esecuzione penale esterna. Sotto la guida degli operatori della cooperativa anche cinque giovani coinvolti nei primi reati ancora in minore età e seguiti dall’Ussm, lo specifico ufficio dei servizi sociali dell’organizzazione giudiziaria. Il loro procedimento penale si è fermato e il tribunale gli ha concesso “la messa alla prova”.
Uno si occupa della biblioteca, altri sistemano giardino e scalinate, per rendere ancora più funzionali gli spazi del centro. Tutti uniti dall’idea di ritrovare la via smarrita. Visi e storie che s’incrociano giorno dopo giorno tra i corridoi e la piazzetta del centro, dove è nato anche un pozzo, dove Dio aveva promesso di liberare i prigionieri, nella profezia di Zaccaria, nel vecchio Testamento. I segni e le figure della salvezza sono i volontari dell’associazione e della cooperativa, che ruotano intorno a don Pietro Borrotzu e a suor Annalisa Garofalo, una delle Ancelle della Sacra Famiglia. Uomini di buona volontà di Nuoro e della provincia, passati attraverso una scuola di formazione, perché spesso può diventare arduo, anche per i più determinati, raffrontarsi con gli ultimi e soprattutto con chi è stato per tanto tempo ai margini della società, senza dover mettere nel conto difficoltà e paure. I detenuti in permesso (e i loro familiari) usufruiscono dei quattro appartamentini. Tra le regole quella dell’autogestione degli spazi e dei servizi. Il tanto che basta per sentirsi autonomi e liberi. Perché poco più in là rivive il senso di una grande famiglia, con il prete, la suora e gli operatori della cooperativa. (f.p.)
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