Il canto a tenore patrimonio del centro Sardegna
Nata una nuova associazione formata dai gruppi di 30 paesi «I segreti di un mondo antico che devono essere preservati»
NUORO. Sono circa 30 paesi del centro Sardegna sparsi tra la Barbagia, la Baronia, il Goceano, il Marghine, il Mandrolisai fino al Montiferru e la Planargia i custodi dell’originale canto a tenore. Una lingua di terra che delimita un’area geografica ben distinta, la Sardegna centrale, dove sono racchiusi i segreti di un mondo antico scandito da sonorità che hanno interpretato l’anima di un popolo. Da qui prende le mosse la neonata associazione culturale “Boches a tenore”, presentata durante una conferenza stampa in “limba”, nella sala congressi dell’Istituto regionale etnografico, dal presidente dell’associazione Angelo Cossu, da Andrea Deplano esperto di canto tradizionale sardo, da Antonio Putzu cantore di Oliena e dal giornalista Michele Tatti. “Su sotziu” si pone come obiettivo quello di chiamare a raccolta i gruppi a tenore, ma anche i singoli cantori di questa specifica parte dell’isola affinché ne vengano tutelate le peculiarità di ogni singola comunità che garantisca la diffusione dell'originalità. «Abbiamo individuato un’area geografica ben precisa che a nostro avviso, in base alle testimonianze raccolte e alla memoria collettiva sarebbe la culla del canto a tenore – spiega il presidente dell'associazione Angelo Cossu –. Noi vogliamo promuovere, tutelare e trasmettere il nostro patrimonio musicale che ancora oggi vive grazie ai numerosi cantori provenienti dai diversi paesi».
Apprezzato in tutto il mondo, il canto tradizionale dei pastori del centro Sardegna nel 2005 viene inserito dall’Unesco tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità per la sua unicità e grande bellezza. «Ogni comunità ha un diverso modo di cantare a tenore – spiega Arturo Sanna, contra (baritono) dei tenore Sant’Antonio di Lodè –. Esistono differenze anche nei gruppi dello stesso paese, ognuno ha un proprio codice, un linguaggio musicale: su traju».
Non esistono documenti che testimoniano il percorso storico del canto tradizionale sardo. La prima registrazione risale al 1929 quando l’Istituto Luce riprende la performance di un gruppo di cantori dorgalesi. Tutto ciò che è giunto fino ai giorni nostri lo si deve a una ricca trasmissione orale sopravvissuta nei secoli e alla passione di tanti giovani che frugano nella memoria della loro terra con sacrificio e ostinazione, per restituire ogni giorno nuova luce e vigore alle tradizioni secolari. Con Nuoro capitale del canto a tenore, la Sardegna centrale si erge come la patria del canto tradizionale dei pastori.
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